La pubblicità non basta più a sostenere i costi dell’editoria che, sempre più in crisi, è costretta a ridurre mezzi e giornalisti. Come convincere il cittadino a contribuire di tasca propria all’informazione?
Spot.us sembra esserci riuscito. Il progetto nasce nel 2008 in America, a San Francisco, da un’idea di David Cohn. Ventisette anni, una laurea in giornalismo alla Columbia University, ha realizzato il suo progetto grazie al supporto del Center for Media Change e a un contributo del Knight News Challenge, destinato a progetti di giornalismo innovativo. Spot.us è una piattaforma in rete dove i cittadini finanziano con una donazione libera inchieste di giornalisti freelance.
Le proposte di reportage possono giungere dai giornalisti oppure dai cittadini stessi. Se si raggiunge la cifra necessaria per il progetto, il giornalista realizza l’inchiesta che viene poi pubblicata sul sito. I contributi degli utenti sono micro-donazioni a partire da 25 dollari, detraibili dalle tasse. È il crowdfunding, ovvero il “finanziamento delle folle”. Se entro il limite di tempo non si raggiunge la quota necessaria a far partire l’inchiesta i soldi vengono restituiti immediatamente ai donatori.Le inchieste possono anche essere ripubblicate da testate ufficiali perché hanno licenza Creative Commons.
Se però una testata vuole acquistare i diritti di un servizio e pubblicarlo in anteprima deve finanziare il 50% dell’inchiesta oppure pagarne i diritti. I soldi ottenuti vengono reinvestiti dalla community in altre inchieste o restituiti ai donatori. I progetti realizzati dal 2008 sono una settantina, molti dei quali contengono più storie. Il più importante è costato 10mila dollari. I free lance che collaborano regolarmente con Spot.us invece sono 55. “Garantiamo trasparenza e controllo sia riguardo alla destinazione dei soldi, sia al lavoro dei reporter che viene visionato dalla redazione – spiega David –. Chi propone un’inchiesta è stimolato dal fatto di poterne seguire la realizzazione e di vedere il prodotto finale. Gli argomenti più richiesti sono tematiche civiche che riguardano il territorio anche perché facciamo un tipo di informazione strettamente locale”.
Spot.us copre le aree di San Francisco, Los Angeles e Seattle : “L’importante è che il progetto si diffonda. In futuro speriamo di avere più strumenti e più reporter”. Spot.us è nato recentemente anche in Italia con un piattaforma attiva da aprile. “Ci siamo interessati al progetto partendo dalla constatazione che manca un’informazione “dura e pura”– racconta Antonio Badalamenti, economista e fondatore del progetto insieme a Federico Bo, ingegnere, e Antonella Napolitano, social media consultant -. Abbiamo contattato David e abbiamo cercato di realizzare un modello simile a quello americano. Anche se il nome è lo stesso non c’è un collegamento giuridico con Spot.us America”.
I contenuti possono essere articoli, foto o video reportage e anche il progetto italiano, con sede a Roma, si concentra sull’informazione locale: “Lo scopo è quello di aggregare micro comunità che portino alla luce situazioni problematiche”. La differenza sostanziale con il progetto americano è quello di essere for profit. “Non siamo finanziati da una fondazione come avviene invece in America. Alcuni hanno contestato la nostra scelta, ma per noi è l’unico modo per sostenerci e per incentivare il nostro lavoro e quello dei freelance. Il 70% di quello che si ricava dal progetto e dalle pubblicità però lo reinvestiamo nella realizzazione di altre inchieste e nella strumentazione tecnologica, mentre il 30% viene destinato per ripagare il team”.