Spot.us, arriva il giornalismo on demand


Venti dollari per sapere tutto sulla costruzione del nuovo ponte sulla baia di San Francisco. Altri venti per un reportage sulla salute nelle carceri di Santa Monica. Spot.us è il primo sito di giornalismo on demand completamente no profit. Oni utente può richiedere a un giornalista di investigare su un tema non trattato dai media a copertura nazionale. Una volta scelto l’argomento dell’inchiesta, si stabilisce un budget con il quale realizzarla e si chiede agli utenti di donare venti dollari a testa fino a coprire le spese necessarie per la realizzazione del pezzo. Se poi il pezzo non soddisfa i committenti, si può chiedere il rimborso del contributo. Ciò, però, non è ancora avvenuto. Il successo del sito è tale che persino il New York Times di Rupert Murdoch, già orientato a una politica secondo la quale l’utente deve pagare i contenuti di cui usufruisce, ha deciso di commissionare a Spot.us un’inchiesta sull’inquinamento dall’Oceano Pacifico alle Hawaii.

David Cohn, ventiseienne ex redattore di Wired nato a Palo Alto e fondatore del sito, spiega come funziona Spot.us, e preferisce farrlo rispondendo alle domande in chat o rimandando a video che lui stesso realizza con i suoi collaboratori e poi posta su Youtube. «Abbiamo pubblicato 23 inchieste totalmente finanziate dai nostri utenti, e per altre 15 stiamo raccogliendo fondi. Una volta finito il lavoro, il giornalista pubblica un articolo sul sito, e da quel momento ognuno può usufruirne citandoci come fonte. Quasi il 40% dei nostri articoli viene ripreso dai giornali. Se invece è un giornale a commissionare un’inchiesta, allora si deve accollare il 50% delle spese iniziali».

La Knight Foundation finanziò la creazione del sito, che ora si sostenta chiedendo un’offerta di due dollari a coloro che ne donano venti per un’inchiesta. Il primo lavoro di Cohn e dei suoi collaboratori fu sull’industria del sesso a San Francisco e venne ripreso dal settimanale cittadino Boulevard. «Ci concentriamo principalmente sulla zona di San Francisco e California, ma siamo in espansione. Non è escluso che avremo dei corrispondenti anche in Europa tra qualche tempo».

I giornalisti che lavorano per il sito non devono presentare particolari credenziali: ci sono collaboratori di grosse testate con un’esperienza ventennale sulle spalle, neo laureati appena usciti dai corsi di giornalismo delle università californiane, blogger non meglio identificati scelti per la frequentazione pluriennale di tematiche interessanti. «Il nostro progetto si fonda principalmente sul crowdfounding, cioè il lavoro collettivo basato sull’interesse e la fiducia di persone che mettono a disposizione i propri soldi o, quando non possono, il loro tempo».

Cohn, considerato il nuovo guru dell’informazione, nega di aver trovato un’efficace medicina contro la diagnosi fatta al giornalismo, grande malato terminale: «Spot.us è un tipo di soluzione, non l’unica soluzione possibile. Sicuramente c’è bisogno di un cambio radicale e io credo che questo cambio avverrà grazie a tre elementi: il network, l’attenzione al territorio e la partecipazione della gente». Una novità che vuole introdurre è la possibilità di visualizzare il sito in lingua cinese e giapponese, così che anche le persone che utilizzano gli ideogrammi possano partecipare sia come committenti di inchieste sia come giornalisti investigativi.

Un’altra frontiera che Spot.us sta aprendo è quella della raccolta dei contributi via social network. Per la scorsa festa del Ringraziamento era stata programmata un’indagine per scoprire quanto spendono e cosa mangiano gli abitanti di Oakland, in California: le testimonianze sono state raccolte via Facebook e Twitter grazie ai post degli internauti della zona. «Il giornalismo sopravviverà alla morte delle sue istituzioni. Lo ha detto Lisa Williams, la fondatrice del più grande sito di citizen journalism del Massachusetts e di una importantissima piattaforma di giornalismo locale. Questa è la filosofia che sta dietro al nuovo giornalismo americano e a siti come Spot.us». Una filosofia alla quale si iniziano ad aggrappare anche media tradizionali come il New York Times

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