Crescono le perplessità sulla capacità delle forze dell’ordine di garantire l’incolumità dei cittadini. Soprattutto se il cittadino in questione si chiama Silvio Berlusconi, il presidente del consiglio. I quindici uomini della scorta, tra cui agenti dei servizi segreti e uomini scelti direttamente dal premier, formano il cordone a difesa di Berlusconi quando appare in luoghi pubblici. La scarsa coesione tra di loro e la vicinanza del premier alla folla hanno consentito ieri a Massimo Tartaglia, 42 anni,di colpirlo.
«Il gesto – spiega il Ministro dell’Interno Roberto Maroni nel vertice di oggi, in prefettura a Milano – non era prevedibile perché Tartaglia agiva da solo, non era riferibile a nessun gruppo politico e non aveva precedenti penali a carico». La gestione dell’ordine pubblico è fatta seguendo regole rodate da tempo. La preparazione degli ufficiali, nei casi in cui il premier è il luoghi pubblici, è accurata. Ma, ammette il ministro a denti stretti, migliorabile. «Non ho rilievi da fare, né censure riguardo a chi ha organizzato ieri l’ordine pubblico. Sono stati fatti dei controlli accurati per evitare una manifestazione organizzata da persone che intendevano entrare al comizio in piazza Duomo con le bandiere del Popolo della libertà per poi esporre striscioni con messaggi violenti contro Berlusconi. Tuttavia valuteremo nel dettaglio il modo migliore per evitare che in futuro fatti di tale gravità si ripetano».
Sta di fatto che, dopo quanto accaduto ieri, al governo è stato chiesto di dare spiegazioni. Oggi Maroni ha avuto una riunione con il comandante provinciale dell’arma dei Carabinieri e con il questore di Milano Vincenzo Indolfi. «L'incontro era finalizzato a ottenere un’informativa su quanto accaduto ieri. Domani riferirò a Camera e a Senato, su richiesta dei gruppi parlamentari”. Le forze politiche vogliono far quadrato su quanto accaduto. Anche perché l’opinione dominante all’interno del governo è che il gesto non sia stato solo la conseguenza dei disturbi mentali di Tartaglia, ma il passo successivo a un clima d’odio, seppur soltanto verbale, tra opposte opinioni. La natura del gesto è politica: «Il fatto di ieri – continua Maroni – non è solo una questione di ordine pubblico. In Tartaglia hanno agito motivazioni di odio derivate dalla dialettica politica. Il confronto verbale in Italia non rientra nei binari della normalità».
È difficile controllare il flusso della comunicazione politica, particolarmente dei messaggi lanciati usando facebook o youtube, i social network da cui i gruppi politici antagonisti cercano una via alternativa per esprimere le proprie opinioni. I gestori dei due siti sono americani. Nei casi in cui il governo lo ritenga opportuno, può chiedere di oscurare il sito per interromperne il messaggio. A volte, però, i gestori si rifiutano di intervenire dopo le richieste del governo. Il controllo di manifestazioni violente sul web rimane alto. Ieri, il monitoraggio del ministero dell’interno ha portato all’individuazione di più di 300 gruppi inneggianti a Tartaglia, che mostravano titoli violenti: “Grazie Massimo Tartaglia; evviva l’eroe Massimo Tartaglia”. Il ministro fa i nomi e punta, in particolare, il dito contro Indymedia. «Il sito dell’Indipendent Media Center istiga a delinquere. Abbiamo letto frasi da squadristi fascisti. Un esempio: “Siamo felici che Berlusconi abbia preso un cartone: ciò dimostra che il potere non è intoccabile”».
Dopo gli scontri avvenuti sabato durante la manifestazione di commemorazione della strage di Piazza Fontana e l’aggressione del Duomo a Silvio Berlusconi, il governo pensa a nuove misure di sicurezza. Una è la simile alla Daspo, usata per tamponare la violenza dei tifosi negli stadi. Oppure all’attuazione di una misura deterrente: vietare alle persone che hanno commesso infrazioni in luoghi pubblici l’entrata a eventi ospitati in spazi aperti.