Sessant’anni di Cina in un fumetto


Une vie chinoise non è solo un’autobiografia. Nei disegni di Li Kunwu – in bilico tra il calligrafismo dell’arte cinese e le influenze europee – è la Cina degli ultimi sessant’anni a essere raccontata; la Cina di Mao e quella del partito, quella del Grande balzo e quella di oggi. La vita di Kunwu, la vita dell’umile che subisce la storia dei grandi, si snoda attraverso le date fondamentali della Cina contemporanea. Dall’infanzia passata nella fascinazione e nel culto di Mao, il Grande Padre, sino alla gioventù nell’ombra della rivoluzione culturale e dell’obbedienza al partito.

In nessun momento la narrazione indulge in particolari privati; tutto è calcato sulla storia e il mondo, qui, è visto da una lente a mandorla. Pierre Otiê, finissimo conoscitore dell’estremo oriente, è l’autore di Une vie chinoise insieme a Li Kunwu e conferma la precisa volontà di ricostruzione storica del duo artistico. «Prima di tutto – racconta – abbiamo definito le grandi epoche della vita di Kunwu, in relazione alle grandi vicende della Cina. Dopo, abbiamo cercato di trasferire, all’interno della narrazione, il maggior numero possibile di elementi della storia e della cultura cinese».

La vita di Kunwu (Xiao Li nella narrazione) riempie tre tomi; solo i primi due sono stati pubblicati lo scorso anno in Francia (Kana) mentre l’ultimo è ancora nelle mani degli autori, che ne preannunciano l’uscita entro il 2010. Si tratta, tutto sommato, di tempi brevi, tenuto conto dell’accurato modus operandi con cui Kunwu e Otiè hanno steso i primi due volumi. «Senza entrare nel merito dei dialoghi – spiega Otiê – abbiamo prima impostato la trama e lo scenario pagina per pagina. Subito dopo, ci siamo divisi e Kunwu ha disegnato da solo per vari mesi. Ogni trenta tavole, mi inviava il lavoro; io scrivevo i dialoghi per poi rimandargli le pagine, indicando quali modifiche avrei apportato. Seguendo questa prassi, dopo un bel po’ di fogli, ci incontravamo per rivedere tutto nei dettagli. Sono operazioni che abbiamo ripetuto innumerevoli volte, fino alla fine del libro».

Ne Le temps du père, il piccolo Li è testimone di un mondo ancora in bilico tra passato e presente, dove i ricordi dei genitori e dei nonni si accavallano agli albori della nuova era maoista, un’era che, a colpi di riforme e di rappresaglie, rinnovava il vecchio distruggendolo. «La Cina – spiegano gli autori – è vista attraverso gli occhi del bambino, con stupore; le altre ere sono viste attraverso i nostri occhi. Ma tutto è sempre basato su ciò che ha vissuto Kunwu».

Le temps du parti si apre con la morte di Mao, per poi descrivere il clima politico seguito alla rivoluzione culturale. Il credo di Li non viene scalfito, e l’arresto della “banda dei quattro” non è che l’ascesa del partito, prima egemonizzato da Mao. Un partito pervasivo e onnipresente, che condiziona il popolo attraverso la vertiginosa forza della propaganda, annullando, con i valori patriottici, l’individuo e la sua libertà.

Il fumetto, a gennaio in concorso al Festival Internazionale del fumetto d’Angouleme, al momento è stato pubblicato solo in Francia. In Cina parecchi editori hanno mostrato un certo interesse verso i disegni di Kunwu; ma tutti hanno deciso, prima di impegnarsi, di attendere il terzo tomo. «La ragione – dice Otiê –è ovviamente politica. Per questo siamo stati attentissimi a non fare del racconto un’opera politica». Prima di scrivere, i due autori hanno lavorato sui temi (politici) più delicati, per sciogliere meglio le problematiche con cui affrontarli. Il risultato è una testimonianza, consegnata alle generazioni future, di un periodo eccezionale, vissuto da un uomo come tanti e rievocato senza critiche né propaganda. «Perché – concludono gli autori – vogliamo che i lettori siano in grado di formarsi un giudizio personale sui fatti senza nessuna influenza da parte nostra. Soprattutto desideriamo che il libro venga letto non solo all’estero, ma anche in Cina, dai protagonisti di questa storia».  

  • Cristina Lonigro

 

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