Anno dopo anno, per effetto dei nuovi nati o di ricongiungimenti familiari, si infoltisce la schiera delle seconde generazioni. Si autodefiniscono “figli di immigrati” e non “immigrati”. Sono adolescenti e giovani nati in Italia, o nati all’estero ma cresciuti qui. Ragazzi che, per questo, sentono questo Paese come loro, è l’Italia la loro casa. Ma l’Italia, da parte sua, li tratta come figli? Oppure, nei fatti, preclude loro una reale integrazione nella società?