Una partita a metà, quella giocata oggi da Francesco Rutelli durante la presentazione a Milano del suo libro La Svolta. Ottimo centrocampista. Ottimo dribblatore. Perché, con un non meglio specificato “mi dissocio”, ha liquidato quanto Bruno Vespa aveva già anticipato ieri, preannunciando questa Svolta. Vale a dire, l’intenzione di Rutelli di una sua imminente scissione dal Partito democratico, in vista dell’alleanza con l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Perché Rutelli sputerebbe nel piatto del Pd? La posizione dell’ex leader della Margherita, è chiara, quantomeno sul risvolto di copertina. Non a caso il sottotitolo del volume del senatore è Lettera a un partito mai nato. Il Pd, ovviamente. La Svolta di Rutelli sarebbe quindi l’analisi delle trasformazioni, all’insegna di errori ed incapacità varie, della sinistra italiana negli ultimi vent’anni, fino al fallimento del progetto di un partito unico democratico.
L’ex leader della Margherita si offre al pubblico del teatro Parenti dipingendo il quadro apocalittico del prossimo futuro della politica italiana. Un centrodestra che diventa pienamente destra, sotto l’egemonia della Lega, ed un centrosinistra che auspica un ritorno alle radici, allontanandosi dalla linea liberal-democratica. Un’evoluzione che potrebbe spaccare il Paese in due, più di quanto non lo sia adesso, tenuto conto che si potrebbe formare un partito del Sud, uguale e contrario alla Lega. La necessità è quella di modificare l’offerta politica nazionale, rigenerando la sinistra, prima che sia troppo tardi. Il fatto è che non si capisce se questa rigenerazione debba avvenire nel Pd che c’è o se sia pronta per dare il via ad un altro partito.
Il filosofo Massimo Cacciari, tra gli intervenuti al dibattito insieme al presidente della provincia di Trento Lorenzo Dellai e all’imprenditore Francesco Micheli, non le manda a dire. Critica il nuovo Pd di Bersani e lancia un j’accuse senza vie d’uscita: «Con questa linea non si può andare da nessuna parte». John Lloyd, economista e vicedirettore del Financial Times, invece, non si pronuncia sulle questioni di cortile della sinistra e rimarca che «l’uscita italiana dalla crisi è soprattutto economica».
Nulla da fare, invece, per i cronisti pronti al fuoco di fila delle domande a cui sottoporre Rutelli. Nemmeno Sergio Scalpelli, moderatore dell’incontro, riesce nell’intento di ottenere chiarezza da lui sulle sue prossime mosse politiche. Scalpelli chiede: si va verso la creazione di una nuova soggettività politica o verso una nuova partita da giocare all’interno del Pd di Bersani? In sostanza, Francesco, andrai con Casini o no? Il presidente del Copasir si arrampica sulle problematiche del Paese; riprende il concetto dell’inadeguatezza dell’attuale classe politica (idee comprese) nella crescita della nazione; ribadisce la necessità di tracciare una nuova strada da parte di cittadini e politici capaci e motivati, per offrire risposte concrete alla realtà politica e sociale. Ma non fa nomi. Tanto meno il suo.