Si è tornato a volare tra Russia e Georgia. Per tre giorni, dall’8 al 10 gennaio, il confine aereo è stato aperto. Dopo il conflitto dell’agosto 2008 il primo Boeing 737 della compagnia Georgian Airways è decollato da Tbilisi: direzione Domodedovo, Mosca. Ottantacinque i passeggeri a bordo del volo charter, tra russi, georgiani e di altre nazionalità. Nessun aereo civile era fino a quella data autorizzato a collegare i due Paesi, dalla fine delle ostilità nel 2008, anno in cui Georgia e Russia avevano battagliato per il controllo dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia.
Antonella Scott, corrispondente del Sole-24 Ore da Mosca, raffredda gli entusiasmi di chi vorrebbe vedere in questa mossa un segnale decisivo per lo scioglimento del conflitto: «Si è trattato solo di una temporanea riapertura, avvenuta in occasione delle festività (il Natale ortodosso cade il 7 gennaio, ndr): al momento non ci sono ancora le condizioni per una ripresa dei voli di linea. Serve un preciso accordo tra le compagnie aeree Aeroflot e Georgian Airways, e prima di tutto il passo dei governi, che attualmente appare improbabile». Subito dopo il decollo del primo charter il direttore della flotta di Tbilisi, Tamaz Gaiashvili, aveva sperato in imminenti trattative, che però non si erano concretizzate: «Sono previsti negoziati fra i responsabili dell'aviazione russa e georgiana e io spero che i voli potranno riprendere presto».
La mossa decisiva in questo momento di “caos calmo” nel Caucaso spetta al presidente russo Dimitri Medvedev: «In dicembre c’erano state dichiarazioni di apertura – continua la Scott - ma strumentali, e non si può escludere che anche i charter di gennaio siano una mossa per allentare la tensione in vista di una decisiva svolta nel controllo dell’intera Georgia. La Russia punta decisamente ad allargare l’area di influenza intorno a sé». E qui si innesta la questione ucraina: «Sia che dalle urne uscirà presidente Iulia Timoshenko, sia che la spunterà Viktor Ianukovich, Kiev virerà decisa sulle posizioni di Mosca. Soprattutto perché Ianukovich vuole entrare nel consorzio North Stream per la costruzione del gasdotto che collegherà Russia e Germania».
La Georgia resterebbe quindi l’ultimo Paese ad avere un atteggiamento anti-russo. Ma non per molto: «Il presidente georgiano Mikheil Saakašvili è attualmente molto debole, soprattutto per la forte opposizione interna del primo ministro Nika Gilauri, il quale è pronto a trattare con la Russia. Recentemente è volato a Mosca proprio per avviare dei negoziati». «Con Ucraina e Georgia dalla sua parte - continua la corrispondente del Sole-24Ore - la Russia amplierebbe la sua area di influenza, chiudendo la porta agli americani».
Ma la situazione è più che mai liquida. Mosca e Tbilisi si fronteggiano su ogni campo: anche quello mediatico. E’ da pochi giorni infatti che la Georgia ha lanciato un canale televisivo in lingua russa. Anticipato dal quotidiano Vremia Novostei a novembre, First Caucasian, questo il nome, trasmette in Georgia, Armenia, Azerbaigian, Ucraina e nella Russia caucasica, raggiungendo anche le neo repubbliche di Abkhazia e Ossezia del sud. Il canale veicola messaggi largamente anti-russi: nel primo giorno di programmazione è stato trasmesso un documentario in cui si denunciava la mancanza di libertà democratiche in Russia e un piano di Medvedev per attaccare la Crimea. A rimarcare la posizione antirussa del canale è la principale giornalista di First Caucasian, Alla Dudayeva, vedova del primo presidente indipendentista ceceno, Dzhukhar Dudaiev.