Droga a Roma: chi la assume? L'85% dei consumatori sono uomini, disoccupati e hanno un’età media di 39 anni. Almeno secondo l’Act, Agenzia capitolina sulle tossicodipendenze che ha presentato la “Relazione annuale 2010” sui servizi d’accoglienza erogati nel territorio della capitale. Il tutto, per misurare la drug addiction in città.
L’Act annovera 2.358 contatti e 2041 utenti. Dal sondaggio il primo contatto con le droghe risulta avvenire intorno ai 20 anni, ma ben poche persone si rivolgono all’agenzia prima dei 40. La sostanza di più frequente assunzione, in oltre il 50% degli utenti è l'eroina - per altro la droga più assunta in tutte le fasce d’età - seguita a buona distanza da cocaina (27,8%) e alcool (12,5%). Rarissimi sono i consumatori di un’unica sostanza: prevale un fenomeno di dipendenza multipla.
Sembra però improbabile che questi dati fotografino fedelmente il quadro del consumo di stupefacenti: gli utenti a carico dei servizi potrebbero non corrispondere al totale di persone con problemi di dipendenza. Davvero in Italia i tossicodipendenti sono per lo più disoccupati e l’eroina è la droga più diffusa? E ancora, come si differenziano i consumi?
Serena Carraro, responsabile del centro Azimuth della Comunità Nuova di Milano, spiega che, così come non esistono categorie di lavoratori più interessate da uso e abuso di stupefacenti, non esiste nemmeno uno stretto legame tra dipendenza e disoccupazione. «Una quota rilevante delle persone che fanno uso di droghe può infatti vantare un curriculum di tutto rispetto: in questi casi il percorso terapeutico viene integrato con la prosecuzione dell’attività lavorativa».
Dello stesso parere è anche Mariella De Santis, funzionario della prefettura di Milano, che ricorda il dato ormai acquisito della trasversalità del consumo. «Gli stupefacenti al giorno d’oggi sono spesso percepiti come un supporto allo svolgimento di varie funzioni e prestazioni. Supporti ovviamente fittizi, che presentano presto il loro conto». De Santis aggiunge che l’eroina, «droga che provoca una seria erosione della qualità della vita», tende a essere la sostanza più utilizzata dai fruitori dei servizi, sebbene in Italia anche il consumo di cocaina, anfetamine, cannabinodi e alcool - stupefacenti non meno nocivi stando agli studi sul cervello compiuti con tecniche di imaging - sia sostenuto e diffuso.
La prevalenza di eroinomani tra gli utenti dei servizi sociali, ricorda ancora la Carraro, dipende da una questione storica: le comunità e i sert (servizi per le tossicodipendenze) sono nati negli anni ‘70-80 proprio per rispondere all’insorgenza di questo dramma sociale. Così, chi non si riconosce nello stereotipo del tossicomane fatica a individuare i luoghi deputati ad assisterlo. Per di più, nel contesto dell’attuale crisi, i tagli alle strutture d’aiuto rallentano il loro adeguamento al camaleontico mutare dei consumi. Diversamente dal passato, oggi il drug-addicted è spesso ben integrato nel tessuto sociale, familiare, lavorativo, e si riconosce come tale solo quando incorre in ostacoli affettivi o legislativi. Il consumo giovanile è poi caratterizzato da un poliabuso; quello delle persone adulte dalla stabilizzazione su un paio di sostanze.
In tutti i casi, il fenomeno è assai più complesso e sfuggente di quanto alcuni dati lascino intendere. «Le droghe sono differenti e gli esseri umani sono diversi tra di loro», conclude la De Santis. «Quando parliamo di dipendenza, salute, narcotraffico, interazione individuo-società è necessario evitare confortanti schematizzazioni».