Rapporto Ismu: più migranti, più lavoratori


Al primo gennaio 2009 la presenza di immigrati in Italia è pari a poco più di 4,8 milioni di persone, con un aumento di circa mezzo milione di unità rispetto al 2008. Questo è il dato più significativo del XV rapporto nazionale sulle migrazioni 2009 elaborato dalla fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multiculturalità). L’universo immigrato, infatti, da mera forza lavoro è passato a vera e propria popolazione in senso demografico. Non solo: è in atto un processo di continuo radicamento e di disseminazione della presenza straniera sul territorio italiano.

La nazionalità più numerosa sul suolo italiano è quella romena, seguita dall’albanese e dalla marocchina. Tra questi quasi 5 milioni di migranti vi è una prevalenza di stranieri residenti (circa 3,9 milioni), seguiti dai possessori di un valido permesso di soggiorno ma non iscritti in anagrafe (circa 500 mila) e dagli irregolari (circa 420 mila). Si registra un discreto ridimensionamento della componente irregolare, anche in virtù dell’entrata nell’Unione europea della Romania e della Bulgaria.

Questo discusso ingresso, però, ha comportato numerosi problemi con i msna, (minori stranieri non accompagnati). Con questa sigla si intendono i minori non aventi cittadinanza italiana o minori di altri Stati dell'Unione europea che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti legalmente responsabili. Dal 2000 il Comitato minori stranieri (Cms) è l’ente competente in materia: si fa garante per loro, fino a che un adulto non se ne assuma l’effettiva responsabilità. Con l’ingresso nell’Ue di Bulgaria e Romania, i minori bulgari e romeni, fino al 2006 i più numerosi tra i “non accompagnati” presenti in Italia, spariscono dalle statistiche ufficiali in quanto non più censiti dal Cms.

La ricerca tiene conto di quattro dimensioni: economica, sociale, politica e culturale. È così emerso un identikit molto specifico dei più e dei meno integrati: i primi sono donne, soprattutto persone coniugate (specie con italiani) che hanno figli; possiedono un’istruzione elevata e redditi abbastanza alti; sono in Italia da molto tempo; vivono con i loro familiari e in autonomia abitativa; mantengono ormai pochi legami di relazioni e di aiuto economico (le rimesse) con il Paese d’origine. A tal proposito non si dimentichi la “bancarizzazione”: nel 2008 il 67% degli immigrati adulti risulta titolare di un conto corrente, per un totale di 1,4 milioni di conti correnti bancari intestati nel nostro Paese a immigrati (a dimostrazione, peraltro, di un’alta propensione per il risparmio).

Il profilo dei meno integrati tratteggia una fisionomia maschile. Sono immigrati con minori vincoli familiari, un reddito contenuto, un livello d’istruzione modesto, una bassa anzianità migratoria e che condividono l’abitazione con altri soggetti (parenti, amici). Il gruppo maggiormente integrato è quello proveniente dall’America latina, seguito dall’Europa dell’Est e con l’Asia in ultima posizione. Per quanto riguarda le nazionalità, al primo posto, tra i più integrati, ci sono brasiliani, dominicani e albanesi.

Sul versante dell’integrazione economica, la ricerca ha dimostrato come i redditi degli immigrati aumentano con l’accrescere degli anni di presenza in Italia; inoltre,quanto più è solido lo status giuridico di un immigrato, tanto è più agevole il suo percorso di integrazione economica. Tutto ciò va ad avvalorare la tesi di un forte nesso tra benessere economico e integrazione, ma consente anche di evidenziare come l’integrazione economica svolga un vero e proprio ruolo di trascinamento dell’integrazione totale. Nella valutazione, poi, si è visto un significativo legame tra il livello di integrazione e la densità della presenza immigrata: al crescere di quest’ultima, decresce l’integrazione; nei contesti in cui gli immigrati sono relativamente meno presenti la loro integrazione appare, invece, più facilitata.

Il comparto lavorativo: nel primo trimestre del 2009, “nero” per l’economia e italiana, l’occupazione straniera cresceva, segno che davvero esistono mercati almeno in parte separati. I dipendenti sono poco più di un milione e mezzo, impiegati soprattutto nel terziario. Va specificato, però, che gli stranieri sono anche i più esposti al rischio di rimanere disoccupati.

Scuola e carceri sono due argomenti particolarmente caldi in questi ultimi mesi. Nell’anno scolastico 2008/2009 l’aumento degli alunni stranieri (il 7% del totale) è stato inferiore agli anni precedenti e si prevede che in futuro la crescita degli studenti stranieri continuerà a rallentare, a causa della crisi economica che sta spingendo un numero rilevante di famiglie a rientrare nei paesi d’origine (soprattutto in quelli dell’Europa dell’Est). Attraverso questa indagine l’Ismu ha cercato di capire quali sono le cause che determinano la devianza degli immigrati. Ha così scoperto che la criminalità cresce nelle realtà territoriali dove gli immigrati presentano bassi redditi e vengono impiegati come manodopera non qualificata irregolare. Inoltre, la situazione si aggrava laddove sono presenti organizzazioni criminali straniere. A fine dicembre 2008 i detenuti stranieri delle carceri italiane erano il 37,09%: i Paesi di provenienza più frequenti sono Marocco, Romania e Albania.

«Il problema del governo dei flussi migratori dei lavoratori extracomunitari è ineludibile e improcrastinabile. È ormai un dato di fatto che la disciplina dell’ingresso dei lavoratori extracomunitari sia inadeguata rispetto alle logiche del mercato del lavoro italiano» ricordano Paolo Raineri e Vincenzo Cesareo, presidente e segretario generale della Fondazione Ismu, riferendosi all’approvazione del pacchetto sicurezza, “contratto di integrazione” incluso. Vincenzo Cesareo, poi, insiste sul «ruolo fondamentale dell’Europa. È necessario e urgente un più incisivo intervento dell’Ue nel governo delle migrazioni, sotto un triplice aspetto: gestione coordinata dei flussi migratori, accordi con i paesi a forte pressione migratoria, sostegno allo sviluppo di questi ultimi anche tramite progetti mirati e controllati di co-sviluppo».

  • Ambra Notari
     

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