I nostri telegiornali fabbricano paura. L’ansia e l’insicurezza crescono tra i telespettatori italiani, in virtù del rapporto tra la rappresentazione mediatica della realtà e la sua percezione. È quello che emerge dal Terzo rapporto sulla sicurezza nel nostro Paese, curato da Demos e dall’Osservatorio di Pavia per la Fondazione Unipolis, presentato mercoledì 13 gennaio al Circolo della stampa a Milano.
L’indagine si è sviluppata su due piani: da una parte un’inchiesta campionaria condotta da Demos sulla popolazione nazionale, che ricostruisce gli atteggiamenti e le sensazioni dei cittadini; dall’altra lo studio dell’Osservatorio di Pavia sulla notiziabilità dei fatti nei Tg Rai e Mediaset in prima serata, che comprende anche il confronto con i principali notiziari europei.
Dalla ricerca è venuta alla luce una vera e propria “anomalia mediatica” tra Italia e Europa. È stato registrato un netto divario tra il Tg1 rispetto ai notiziari delle reti pubbliche europee. Nello stesso periodo il tg della Rai ha proposto il doppio delle notizie su episodi criminali rispetto all’omologo spagnolo, quasi quattro volte di più di quello francese e inglese e venti volte di più di quello tedesco. Gli altri due notiziari Rai invece registrano un’attenzione più bassa alle notizie di cronaca nera. Per quel che riguarda l’informazione sulle reti private, se il Tg4 non si concentra molto su questo tipo di news, Tg5 e Studio Aperto le confezionano di continuo.
Il dato che emerge in primo luogo è la densità, ovvero la presenza costante e quotidiana di notizie criminali. Spesso vengono accostate a fatti che tra loro non hanno alcuna relazione, se non l’affinità tematica, creando in questo modo l’emergenza, e con essa la paura. Così nascono, per esempio, l’”emergenza scippo”, quella “stupro”, o quella “clonazione carta di credito”. Ogni giorno si verifica almeno uno di questi crimini, ma se nel corso di una settimana i tg collezionano notizie su questo tipo di avvenimenti, ecco che si crea l’allarme. Ed è anche così che si “creano” i problemi: non si è mai parlato delle disastrose condizioni di vita degli immigrati africani che lavorano nelle campagne come nelle scorse settimane, quando è esploso il caso di Rosarno. Ma a qualche giorno di distanza i riflettori a poco a poco si sono spenti.
Un’altra peculiarità che ci contraddistingue è la serialità, ovvero la tendenza a trasformare alcuni crimini in vere e proprie storie a puntate, noir accattivanti che diventano ricorrenti nei palinsesti dei telegiornali e rimbalzano da una trasmissione all’altra, come è avvenuto, ad esempio, per i delitti di Cogne e di Garlasco. Questo fenomeno non si rileva affatto fuori dall’Italia, perché qui le notizie criminali non hanno uno spazio quotidiano, né ricorrente. È assolutamente normale che per tre giorni di seguito non si parli di omicidi o fatti di sangue, cosa impensabile qui da noi.
«I tg fabbricano notizie ansiogene, le notizie ansiogene fabbricano telespettatori angosciati. Ma chi sono davvero queste persone spaventate?», si legge nell’indagine. Il rapporto sulla sicurezza ha tracciato il loro identikit: si tratta di persone sole, perlopiù anziane e con un basso livello d’istruzione; hanno poche relazioni sociali e trascorrono la maggior parte del proprio tempo in casa, con la tv accesa. La loro angoscia cresce in parallelo alle ore trascorse davanti allo schermo. In particolare la presenza degli immigrati continua a suscitare preoccupazione tra gli italiani. Il rapporto di Demos ha rilevato che il 37% percepisce gli stranieri come un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone, il 35% come una minaccia per l’occupazione. Complessivamente, circa il 48% degli italiani mostra una qualche forma di timore nei confronti degli stranieri nel proprio Paese. È sul confine nazionale, quindi, che si riproduce la distinzione tra noi e gli altri. Da qui la paura dell’immigrazione e del saccheggio, il terrore per il diverso.