Un’avventura a impatto zero. Il Plastiki è azionato esclusivamente dall’energia del vento e del sole, ha pannelli solari e cyclette per caricare le batterie di piccoli motori, un sistema di potabilizzazione dell’acqua di mare e un piccolo orto. Una volta nel centro del Garbage Patch l’equipaggio prevede di prelevare campioni e, usando un telefono satellitare, spedire immagini e video al sito di Adventure Ecology, l’organizzazione ambientalista fondata dallo stesso Rothschild. Quattro mesi di tempo per mandare quello che ha definito un “grande messaggio in bottiglia”: esiste un nuovo continente ma di rifiuti.
Secondo le Nazioni Unite, su cinque bottiglie di plastica, quattro sono gettate via e vanno a rovinare acque e paesaggi. Nel sito dedicato al Plastiki in modo divertente, ma anche inquietante, il team descrive le distanze percorse anche in “numero di bottiglie”: 10 miglia percorse in un giorno equivalgono a 63.360 bottiglie di plastica, cioè lo 0,001% delle bottiglie usate nella stessa giornata dagli Americani. Al termine della traversata il Plastiki sarà distrutto e trasformato in rifugi d’emergenza, vestiti e, di nuovo, bottiglie.
L’odissea dell’Adventure Ecology è il remake dell’impresa del Kon-Tiki, la zattera di tronchi con cui il norvegese Thor Heyerdahl attraversò il Pacifico nel 1947. Inoltre Moore, che dopo la scoperta ha cambiato vita dedicandosi all’ambientalismo e allo studio degli oceani, con la sua creatura, l’Algalita Marine Reseach Foundation, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini, ha varato la prima bottle boat, ovvero la JunkRaft , un’imbarcazione realizzata con galleggianti, reti da pesca, bottiglie e una vela.
Secondo il team di Rothchild nei mari di tutto il mondo esisterebbero altri quattro luoghi dove le correnti hanno un corso analogo. In tutto si ipotizzano quindi cinque minestroni di immondizia. Plastics, like diamonds, are forever hanno titolato cinicamente i tabloid americani. In tutti questi anni solo associazioni ed enti privati si sono interessati al problema. Le soluzioni, al momento, sono ancora tutte da studiare. Una, su cui molti studiosi sono scettici, sarebbe l’utilizzo della spazzatura come risorsa. Altri pensano che non sia realistico ripulire senza fare più danni di quelli già in atto: sarebbe impensabile raccogliere i rifiuti fatti in minuscoli pezzi senza far finire nelle reti anche i pesci che lì vi abitano. La soluzione più efficace, a questo punto, sarebbe risolvere il problema a monte, con la prevenzione.