Come si può trasformare un fatto storico drammatico in un’emozione condivisa? E come si può insegnare la storia contemporanea in una maniera insolita e coinvolgente? In questi casi il teatro si fa strumento efficace per onorare la memoria collettiva e avvicinare gli studenti alle pagine più difficili della storia del nostro Paese. E saremmo stati salvi. Storia e storie di Piazza Fontana è uno spettacolo unico che, dopo il successo riscosso lo scorso anno nel chiostro del Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, è stato ripetuto il 13 dicembre al Salone di Vittorio, presso la Camera del Lavoro, in occasione del 40° anniversario della strage avvenuta il 12 dicembre 1969.
Paolo Colombo, che insegna Storia contemporanea e Storia delle istituzioni politiche presso l’Università Cattolica ha scelto un percorso originale: sperimentare nuovi processi di comunicazione del sapere storico che non scadano nella divulgazione ma che appassionino i fruitori. Partendo dalle lezioni di Storia preparate con Chiara Continisio, docente alla facoltà di Scienze della Formazione, un paio di anni fa ha iniziato un lavoro intenso di ricerca tra gli archivi della Commissione stragi, arrivando a creare uno spettacolo formato da diversi «moduli narrativi, testi in working progress che lasciano un buono spazio all’improvvisazione ma la cui struttura resta quella di base».
L’intento è quello di ripercorrere e comprendere tutto ciò che sta dietro e intorno alla tragedia, senza però voler inseguire a tutti i costi la stretta attualità. Stare al passo della cronaca vorrebbe dire aggiornare il testo continuamente. «Ciò che conta è il messaggio universale di questo lutto, di questa ferita non guarita per chi ha vissuto quegli anni». Queste parole arrivano da una partner d’eccezione, l’attrice Lella Costa che ha accettato con entusiasmo il progetto dell’amico Paolo Colombo per dare vita a questo spettacolo a due voci.
Il regista l’ha fortemente voluta per la sua grande capacità comunicativa e la sua sensibilità. Il palco così diviene mezzo per raccontare le storie, le esperienze dirette attraverso i racconti dei familiari delle vittime. Il percorso storico non si ferma però a Piazza Fontana ma prosegue affrontando temi ancora poco conosciuti come l’eversione nera e lo spontaneismo armato.
Sono stati importanti contatti come quello con Fortunato Zinni, sindaco di Bresso che all’epoca lavorava presso la Banca dell’Agricoltura e si salvò perché fu chiamato da un collega al piano di sopra; oppure l’incontro con Francesca Dendena, presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Strage di Piazza Fontana.
Paolo Colombo precisa che “dopo la ricerca è seguito una lunghissima fase di lettura con Lella per trovare delle modalità di racconto sintetico e coinvolgente, in modo da arrivare a due ore di rappresentazione che non annoino”. L’attrice si augura che “questo sia un bel modo per avvicinare gli studenti unendo un’esigenza etica e civile ad un grande coinvolgimento personale”. Oltre all’emozione per la presenza dei familiari delle vittime ai precedenti spettacoli, Lella Costa aggiunge “quella dell’incontro con Benedetta Tobagi, figlia di un’altra vittima di quegli anni difficili, che ha apprezzato lo spettacolo per la precisione della ricostruzione dei fatti unita alla capacità di arrivare al cuore delle persone”.
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Lella Costa | Piazza Fontana è una ferita ancora aperta