Paesi nemici del web: il rapporto di Rsf


Birmania, Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Sono questi, per Reporters without borders, i Paesi nemici del web. Il rapporto, stilato nel 2008, è stato aggiornato in occasione della giornata mondiale contro la cyber censura lo scorso 12 marzo 2011 ed è tornato in auge adesso che il congresso Usa si accinge a votare la legge contro la pirateria on line (Sopa).

C’è un dato che salta subito all’occhio: se all’inizio del 2010, 250 milioni di persone erano iscritte a Facebook, alla fine dell’anno il social network ha registrato oltre il doppio degli utenti. Lo stesso è accaduto per Twitter che accoglie tra le sue pagine digitali 100 milioni di profili in più rispetto all’anno precedente.

Tutto merito della cosiddetta” primavera araba” che ha fatto di internet uno strumento di protesta, una via immediata ed efficace attraverso cui far viaggiare le informazioni verso la popolazione. Per contro, i media tradizionali si sono resi conto dell’importanza dei nuovi mezzi di comunicazione soprattutto durante le rivolte in Tunisia e in Egitto quando, alla repressione dei governi, si è contrapposta una potente reazione di utenti di social network, protagonisti e narratori del cambiamento politico e sociale. A quel punto, i regimi autoritari di tutto il mondo hanno preso coscienza del web 2.0 anche come risorsa per la propaganda interna, proprio per arginarne il potenziale eversivo. Un’arma in più accanto alla tradizionale censura.

Per esempio, l’Iran, nell’ultimo anno, ha intensificato controlli, filtraggio e repressione condannando a morte alcuni blogger sostenitori della rivolta. Anche in Siria la stretta morsa della censura ha ostacolato molte manifestazioni di protesta contro il governo; l’arresto di Al-Mallouhi, il più giovane blogger al mondo dietro le sbarre, ha creato un’indignazione collettiva nella blogosfera.

Nel rapporto di Reporters without borders è presente anche l’elenco di tutte le nazioni in cui internet è libero ma sorvegliato: Australia, Bahraïn, Egitto, Eritrea, Libia, Malesia. E ancora Russia, Corea del Sud, Sri Lanka, Tailandia, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi e Venezuela sono i Paesi in cui la vigilanza sul web è abbastanza alta. Tra le nazioni “sorvegliate speciali” è stata inserita per la prima volta anche la vicina Francia.

Per i cugini d’oltralpe, soprattutto giornalisti, il 2010 è stato un anno difficile tra restrizioni, pressioni sulle fonti e citazioni in giudizio. Tutto a causa della normativa dei “tre colpi”: una legge che prevede il filtraggio amministrativo del web minando la libera circolazione delle informazioni online.

  • Bianca Senatore

 


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