“I’m looking to rent a desk during the summer” è solo uno dei tanti annunci postati in rete, perché di questi tempi non c’è più bisogno di cercare un ufficio per lavorare. Basta una scrivania. Anche solo per un’estate. Quella del coworking è, infatti, un’idea affermata in tutto il mondo, dagli Stati Uniti (dove da San Francisco a New York si contano più di cento open space condivisi da lavoratori indipendenti) alla Cina, che ne ha cinque, tutti nati nello scorso anno.
L’idea - di Brad Neuberg, programmatore della Bay Area, che, nel 2005, creò in California il primo cowo (la Hat Factory) - è piaciuta molto in giro per il mondo, ai lavoratori flessibili come ai creativi di ultima generazione. Dopo la rapida espansione dell’esperimento sociale nell’America settentrionale, lo “stare insieme lavorando” è approdato velocemente anche in Europa, dove sono più di sessantadue i coworking attivi.
Qui da noi, è Berlino la capitale con il maggior numero di “laboratori del lavoro” ben presto diventati realtà stabili e in espansione. Betahaus e Studio 70 sono solo due dei quindici coworking presenti nella capitale tedesca. Il primo è la più grande agenzia tedesca del suo genere, che, per dodici euro al giorno, ospita al suo interno circa cento professionisti; il secondo è, invece, il più giovane tra i cowo cittadini, piccolo ma estremamente curato dai due fondatori, Philip e Sebastian.
A Le Bureau di Londra, sulla riva Sud del Tamigi, la tariffa per una settimana è di 115 sterline. Fotografi, freelance, web designer, istruttori di yoga convivono in uno spazio ben attrezzato, secondo un modello dominante, che non pone limiti alla professionalità dei richiedenti “posto-scrivania”. Meno diffusa è invece la tendenza a riunire in un unico cowo lavoratori impegnati in un settore comune, per favorire la collaborazione e, magari, la nascita di piccoli consorzi.
Una scrivania ben attrezzata è solo uno dei servizi garantiti ai lavoratori di tutto il mondo. Spazi per l’organizzazione di eventi, sale riunioni, aree caffè, sono solo alcuni dei confort a disposizione dei “conviventi”. A variare sono gli arredi dell’unico grande ufficio un po’ di tutti. Dal più puro dei minimalismi del The Office di Santa Monica al domestico e accogliente locale che ospita il The Hub di Amsterdam. Dai colori vivaci del Dorfland nel centro di Madrid al rigido monocromo del The Tuttle Club londinese.
A Parigi, Le Cantine, nel cuore di Montmartre, oltre alle ventiquattro postazioni da fittare, è riuscito a creare una ricca rete di promozioni e attività culturali, tanto da diventare un centro d’innovazione importante all’interno della città. La creatività di più persone, che si incontrano in un unico luogo di lavoro, ha così creato una vivace fonte di proposizioni culturali. A dimostrazione che più menti unite ed effervescenti possono essere più stimolanti di una isolata. E senza dimenticare il valore sociale che la condivisione dello spazio lavorativo ha in sé, come possibilità di frequentazioni, rapporti e convivialità. Si pensi solo che a Losanna, i professionisti dell’Eclau hanno anche un gatto in comune.