Organizzazioni criminali da export


Con una mano colpisce il tavolo, mentre da “testardo comunista” come si definisce, Francesco Forgione parla della dimensione extragiudiziaria ed extrapenale che la lotta alla mafia deve assumere. «Perché – dice – non tutto è pena», e il contrasto alla cultura mafiosa deve passare per una rieducazione sociale. Nel suo ultimo libro, Mafia Export, l’ex presidente della commissione parlamentare antimafia - quarantanove anni di cui venti spesi sul fronte della lotta alle mafie - ha disegnato la prima mappatura globale della criminalità made in Italy, segnalando le presenze di clan ‘ndranghetisti, camorristi e siciliani nelle capitali del pianeta.

Da esperto conoscitore della mafia calabrese, l’ex di Rifondazione comunista ha le idee molto chiare sulle violenze di Rosarno. «La ‘ndrangheta ha fatto tutto», spiega Forgione, amareggiato per lo scontro razziale documentato dai media. Perché lì, a Rosarno, il paese delle arance di carta e della famiglia Bellocco, non c’è tanto da discutere di razzismo, quanto della mafia che tiene sotto scacco un intero territorio.

«La ‘Ndrangheta ha sparato per creare una rivolta funzionale all’allontanamento della comunità nera, non più tollerata dalla popolazione; e la popolazione calabrese è l’humus sociale nel quale la ‘ndrangheta è egemone. Quei cittadini che scendono in piazza per rivendicare l’immagine pulita di Rosarno, non sono mai scesi in piazza contro i Bellocco. E nel corteo c’erano i figli e i figliocci dei boss mafiosi. La dimostrazione che questa è l’ultima porcheria orchestrata dalla stessa ‘ndrangheta».

Adesso chi raccoglierà le arance?
Le arance non verranno raccolte e gli imprenditori prenderanno i soldi dalla comunità europea per l’integrazione del mancato raccolto. Tra tre mesi avremo nuovi lavoratori: bianchi, comunitari, provenienti dalla Bulgaria o dalla Romania, regolari ma ugualmente controllabili. Il governo avrà segnato il suo successo nella lotta contro i clandestini e la ‘ndrangheta avrà vinto la sua pax mafiosa.

Nessuno era al corrente di quello che accadeva a Rosarno?
Si sapeva da anni, come si sapeva che negli ultimi mesi ci fosse un malessere nella comunità nera. Le arance di carta di Rosarno esistono da decenni, così come il controllo della ‘ndrangheta sui contributi europei all’agricoltura e alle imprese. Ciò che non esiste e non è mai esistito sono i controlli della politica e della pubblica amministrazione.

Gli arresti dell’ultima ora ai danni del clan Bellocco sono solo una coincidenza?
C’era un’inchiesta già aperta, ma gli ultimi fatti di Rosarno le hanno certamente dato un impulso. Non dobbiamo dimenticarci che in questo territorio la presenza dello stato è quasi assente».
Nel suo libro ‘Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo, si afferma il primato della mafia calabrese. Come è riuscita a surclassare la Camorra e Cosa Nostra?
«La ‘Ndrangheta non è mai stata una mafia minore, ma è sempre stata sottovalutata. Negli anni in cui Cosa Nostra era impegnata nello stragismo, la mafia calabrese ha saputo sfruttare le opportunità economiche offerte dalla globalizzazione e, intuendo l’esplosione di un nuovo mercato della droga legato al passaggio dall’eroina alla cocaina, ne è diventa il broker a livello internazionale.

In che modo la tradizione di un gruppo criminale diventa la sua forza?
È tutto frutto della globalizzazione. L’identità forte della ‘ndrangheta è data da una struttura legata alla famiglia di sangue, struttura che non produce pentiti. Ma che offre, sul mercato criminale mondiale, un’enorme disponibilità di soldi e la credibilità di un’organizzazione che non è un colabrodo di collaboratori di giustizia. Niente a che vedere, dunque, con Cosa Nostra o con la Camorra.

  • Cristina Lonigro
     


Intervista - Livio Senigalliesi, fotogiornalista, ha iniziato la sua caccia alla storia nelle strade di Milano. Con la sua reflex ha documentato alcuni degli eventi storici più importanti degli ultimi 20 anni

di: Panzeri

I dati migrano a Nord

I grandi dell'It portano
i server al freddo

di: Schiesari

Anarchia verde

Per John Zerzan il futuro
sarà primitivo

di: Colamartino



In memoria di Gilles Jacquier - Al Premio Ilaria Alpi il reporter di France 2 ci aveva raccontato del lavoro dietro Tunisie, la révolution en marche, vincitore del riconoscimento per il miglior reportage internazionale.