Ombre di guerra, 84 fotografie per raccontare la pace


Disse un giorno Cornell Capa, fotografo ungherese, fratello del leggendario Robert: «Le immagini, al loro massimo di passione e verità, sono più potenti delle parole». A prova inconfutabile della tesi di Capa, ecco la mostra fotografica Ombre di guerra, a Milano fino al 10 gennaio. Realizzata dall’agenzia fotografica Contrasto e dalla fondazione Science for Peace creata da Umberto Veronesi, raccoglie una sequenza di ottantaquattro scatti che raccontano con grande forza visiva gli orrori e la disperazione causati dai conflitti armati del ‘900.

«Ombre di Guerra - spiega Denis Curti, direttore di Contrasto - non ha la pretesa di rappresentare una rassegna esaustiva sul fotogiornalismo di guerra, ma quella di suscitare una riflessione nel visitatore». «E’ stato Veronesi - continua - a chiederci di partecipare al progetto Science For Peace con un’iniziativa fotografica e noi abbiamo aderito con entusiasmo. L’obiettivo era raccontare la pace. Lungo la strada, ci siamo resi conto che non ci sarebbe stato modo migliore per farlo che mostrando tutta la crudeltà della guerra».

Si comincia proprio da Robert Capa e dalla sua istantanea del miliziano morente scattata durante la guerra spagnola del 1936. Si finisce con il "Soldato americano che si riposa” di Tim Hetherington, vincitore del World Press Photo 2007; in mezzo, una sequenza di immagini più o meno celebri che trasportano il visitatore negli abissi della sofferenza dell’uomo.

Se le fotografie, che Cornell Capa definisce «specchio non distorto delle azioni umane», possono «dare una forma alla consapevolezza umana e risvegliare le coscienze», i fotografi allora assumono una missione storica fondamentale di testimonianza e denuncia. Tra i “mostri sacri” presenti con i loro scatti ci sono Donald McCullin, Georges Merillon, Henri Cartier-Bresson e Jones Griffiths, ma trovano spazio anche fotoreporter italiani come Romano Cagnoni, Mauro Galligani, Paolo Pellegrin, Riccardo Venturi, Alex Majoli. 

  • Valerio Bassan

Intervista - Malalai Joya combatte dal 2003 contro i signori della guerra in Afghanistan. Nel 2005 è diventata una delle 68 donne parlamentari afghane. A mag | zine ha raccontato le sue battaglie.

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