Muro di Ceuta e Melilla


Edificare un muro sopra ad una colonna è possibile? Si, se la Colonna in questione è quella d’Ercole che, in coppia con Gibilterra, forma lo stretto che separa l’Oceano Atlantico dal Mar Mediterraneo.

Nell’estrema punta a nord del Marocco, infatti, sorgono le città di Ceuta e Melilla, all’interno di un enclave spagnola esistente da mezzo millennio. Qui, verso la fine degli anni ’90, la Spagna ha costruito due barriere a ridosso dei centri urbani per evitare che i migranti potessero accedere in territorio europeo tramite la porta d’accesso privilegiata rappresentata dall’enclave spagnola.

Le recinzioni, alte 6 metri e dotate di telecamere ad infrarossi, sono presidiate nei due lati da militari spagnoli e marocchini e raggiungono una lunghezza complessiva di 20 km.

Ne abbiamo parlato con Gian Paolo Calchi Novati, docente di Storia dell’Africa all’università di Padova e coordinatore del “Programma Africa” presso l’Ipsi, il prestigioso Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano. «Il muro che separa l’enclave spagnola dal Marocco ha una duplice funzione», ha spiegato Calchi Novati.

«Innanzitutto, rendendo impossibile il passaggio dal Marocco alla Spagna, raggiunge il suo obiettivo: nessuno è riuscito a oltrepassarlo senza incappare nei controlli dei militari. Inoltre, con la sua grande presenza visiva, è diventato un simbolo intimidatorio molto potente per i migranti. Al giorno d’oggi, tutti i muri ancora esistenti sono simboli che segnano la linea di separazione tra Nord e Sud, tra i “buoni” ed i “cattivi”. E, alla fine, sono proprio quelli che festeggiano la caduta del Muro di Berlino a costruire i muri di oggi» .

Dietro la barriera che circonda Ceuta e Melilla si celano aspre controversie, non solo tra Spagna e Marocco, ma anche con tra il governo spagnolo e quello francese, da sempre molto influente in tutta l’area nord-africana. «Sarkozy ha dato un appoggio informale alle rivendicazioni irredentiste del governo di Rabat, dietro al quale si celano delle motivazioni economiche legate ai commerci portuali che, nel Nord dell’Africa, rappresentano un enorme giro di soldi, fondamentale anche per le ex potenze coloniali che conservano una grande influenza nella zona».
 

  • Valerio Bassan

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