Mixa, il magazine del dialogo


«Adesso basta, è il momento di reagire». La stanchezza nei confronti di un certo tipo di giornalismo scadente e la crescente xenofobia nella società italiana hanno portato un gruppo di giornalisti a pensare a un nuovo tipo di informazione e a un nuovo giornale, capace di rivolgersi sia a lettori italiani che stranieri. Questa è l'idea di fondo con cui la giornalista Ginevra Battistini ha pensato a Mixa, nuovo magazine di confronto interculturale tra italiani e immigrati, che oggi dirige.  

Com’è nato il progetto Mixa? 

L’idea è partita nell’aprile del 2008, quando abbiamo pensato di realizzare un giornale che non solo parlasse di immigrati, ma che fosse uno strumento di confronto tra italiani e stranieri. All’epoca in Italia si stava creando un clima di intolleranza molto diffusa: i media amplificavano i toni allarmistici e le istituzioni intervenivano pesantemente complicando il dialogo. Poi, nel settembre del 2008, abbiamo finalmente incontrato dei grafici che hanno iniziato a costruire il sito. Nonostante l’urgenza di uscire, però, abbiamo dovuto aspettare fino al 28 gennaio del 2009 per realizzare il primo numero di Mixa. 

Al momento Mixa si può leggere solo online. Quando potremo leggerlo anche in formato cartaceo? 

Innanzitutto vorremmo lanciare il sito www.mixamag.it e ampliare le sue funzioni, per poterlo usare anche in forma multimediale in futuro. Il giornale cartaceo, però, sarà pronto in primavera. La nostra difficoltà principale, infatti, fin dal lancio del progetto, è stato il reperimento di fondi. Creare dal nulla un’attività come Mixa è paragonabile ad aprire un’ impresa, e in queste avventure i giovani, in Italia, non sono cero facilitati. Solo la costruzione del sito internet è costata circa 12mila euro. Per ora i fondi necessari sono stati raccolti da donatori privati che si sono mostrati molto generosi. Sul sito è anche attivo un link per coloro che vogliono aiutarci finanziariamente. Ma non appena riusciremo ad uscire anche con un giornale cartaceo aumenterà esponenzialmente il numero di inserzionisti pubblicitari. Abbiamo già avuto un contatto con molti di loro e qualcuno potrebbe anche iniziare a fare pubblicità sul sito. In fondo, il nostro target fa gola: molti non lo sanno, ma una ricerca dell’Ismu ha reso noto che la maggior parte degli immigrati che giungono a Milano sono in possesso di titoli universitari ottenuti nei loro Paesi d’origine. I nostri lettori italiani e non, quindi, sono un pubblico istruito che lavora, molto appetibile dal punto di vista commerciale. 

In che modo verrà distribuito il giornale? 

Distribuiremo 30mila copie ogni settimana nelle stazioni delle metropolitane o delle ferrovie, ma anche in alcuni esercizi commerciali, nei locali, nelle sedi di qualche associazione, nei consolati. In tutti i posti dove è possibile l’aggregazione mista tra italiani e stranieri, insomma. 

Mixa si propone in modo originale. Ma ci sono iniziative editoriali simili alla vostra? 

No, credo che il nostro giornale sia unico nel suo genere. È un progetto permanente di confronto e scambio. L’obiettivo è quello di creare anche molti collaboratori stranieri che ci spieghino l’Italia con i loro occhi. Abbiamo già una giornalista peruviana, Angela, che sul giornale scrive a puntate della sua esperienza di immigrata in Italia, raccontando la sua vita quotidiana. I nostri temi sono la convivenza, la città, i problemi che stanno a cuore a tutti. Noi vogliamo raccontarli utilizzando vari punti di vista. Sui giornali generalisti, ad esempio, quando si parla di via Paolo Sarpi e Chinatown, se ne parla sempre dal punto di vista degli italiani. A noi piacerebbe raccontare Chinatown prima con gli occhi di un italiano, poi con quelli di un giornalista cinese e magari anche con quelli di giornalisti sudamericani e nordafricani. Finora nessuno è riuscito a farlo e anche le pubblicazioni delle comunità migranti, svolgono per lo più una funzione di servizio, non una funzione informativa. 

Tra gli aspetti più originali e curiosi del giornale c’è una sezione leggera, dove la convivenza è trattata con ironia. 

Abbiamo  una rubrica dove gli immigrati prendono in giro gli italiani per i loro tic, le loro caratteristiche. I giornali che trattano di temi sociali come Mixa, di solito, sono  molto seriosi e, seppur meritevoli, rischiano poi di restare prodotti di nicchia. Il nostro intento è quello di trattare  temi serissimi anche  con leggerezza e ironia. Non prendiamoci troppo sul serio, insomma. Del resto, anche un sorriso può fare integrazione. 

L'editoriale del primo numero di Mixa fa esplicito il riferimento alla Costituzione. Perché? 

Perché la Costituzione è il testo fondante della nostra società. Gli italiani vorrebbero che gli immigrati sapessero tutto del nostro Paese, ma la Costituzione, in realtà, non è stata letta nemmeno da gran parte dei nostri concittadini. Se vogliamo che gli stranieri condividano i nostri costumi, allora dobbiamo farli riconoscere nella nostra Costituzione, che deve diventare un’ispirazione per tutti. L’immigrato non è soggetto solo a dei doveri, ma ha anche dei diritti. Di questo spesso ci si dimentica. Sebbene, sia chiaro, non è intenzione del nostro giornale fare del buonismo gratuito, né schierarsi sempre a favore dell’immigrato. 

Ma in un’epoca di crisi come questa, dove i giornali chiudono o tagliano il personale, quanto coraggio ci vuole a lanciarsi in un’impresa come Mixa? 

Ci vuole davvero molta determinazione. Quando eravamo all’inizio del progetto e lo sottoponevamo al giudizio di probabili finanziatori, tutti ci dicevano che era un’idea fantastica, ma le porte che ci hanno chiuso in faccia sono state innumerevoli. Eppure noi andiamo avanti, perché siamo convinti della finalità politica del nostro giornale: migliorare la società.  

  • Alessia Scurati

 

 

 

 

 

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