Milano, traffico di bambini dalla Romania all'Italia: tre arresti


Erano partiti per l’Italia con la promessa di un futuro migliore, di una vita diversa rispetto a quella che per anni li aveva segnati nell’orfanotrofio di un piccolo paese della Romania, dove erano stati abbandonati. Ma ad accoglierli nel paese dei balocchi non c’è stata la fortuna o il successo, ma solo abusi e degrado. È il triste bilancio del comandante della Polizia di Milano Tullio Mastrangelo che ha coordinato l’operazione Save, contro lo sfruttamento e la tratta di decine di ragazzi romeni. Oltre un anno di indagini, dirette dal pm Ester Nocera, che hanno portato alla luce «un’organizzazione criminale ben strutturata», che faceva capo al romeno Adrian Marius Bardasu, ora condannato a 12 anni di reclusione per tratta, induzione alla prostituzione e al furto.

I ragazzi, molti dei quali intorno ai 15 anni, venivano adescati in Romania e portati in Italia, con la promessa di un lavoro sicuro. Passata la frontiera, venivano alloggiati in un appartamento a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano. Ma proprio quel viaggio si trasformava in un debito da saldare. Un vero e proprio inferno fatto di minacce e violenza. Secondo la ricostruzione della polizia, gli adolescenti - di cui 10 minorenni e 23 maggiorenni - non erano tenuti prigionieri, ma costantemente ricattati e assoggettati al loro aguzzino. «Chi sgarrava veniva ripreso e poi picchiato. E il “debito” aumentava».

Bardasu forniva modalità e obiettivi dei furti: si usciva a gruppi. I ragazzi sorvegliavano i supermercati Esselunga - gli unici ad essere presi di mira - e al momento opportuno entravano e rubavano pochi prodotti d’alto valore commerciale. Profumi, forme di grana e vini doc. Ma anche televisori al plasma. «Furti su commissione», conferma il pm Ester Nocera, secondo la quale Bardasu sapeva già a chi sarebbe andata la merce. «Una parte dei prodotti veniva rivenduta nel suo negozio di alimentari in Romania, mentre i generi alimentari finivano nelle mani di ristoranti e privati».

Ma al centro delle indagini non c’è solo il furto. Alcune ragazzine sarebbero state costrette a prostituirsi. Così nei guai sono finiti anche Isabela Moisescu, amica di Bardasu, e il suo convivente Florian Hanzu: «Dopo aver obbligato i propri figli, di 16 e 19 anni, a seguire il criminale in Italia, li avevano spinti a prostituirsi nella zona del Parco Nord, promettendo a Bardasu anche la figlia più piccola, di 13.

«Le intercettazioni sono sconvolgenti», racconta il pubblico ministero. «La bambina dice alla mamma che non vuole fare quello che lei le chiede. Per fortuna l’intervento della polizia ha impedito che la ragazzina fosse messa sulla strada». Ora la Moiescu è stata condannata a 5 anni, mentre Haznu resterà in carcere per 12 anni. Per i ragazzi termina un incubo che durava da troppo tempo. «Ora sono al sicuro in comunità».

  • Linda Stroppa

 


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