Messner: ci vuole forza per spostare le montagne


La montagna come metafora della vita. L'arrampicata come un vivere condensato. La vetta come vertice e obiettivo, la scalata come ascesa sociale, la roccia come appiglio cui tenersi stretti, è una metafora, a pensarci bene, già presente nel linguaggio comune. 

Ma con Spostare le montagne (Mondadori 2011, 216 pp. € 29,00), Reinhold Messner ha fatto un passo oltre la metafora. La montagna entra nella scalata verso il successo con l'esperienza del più famoso alpinista italiano, il primo ad aver conquistato tutti gli ottomila himalayani. Un libro autobiografico che non è un’autobiografia, più un manuale in cui il Messner-pensiero è raccontato attraverso gli innumerevoli episodi della sua lunga carriera di scalatore. Il fine dichiarato sin dalle prime pagine è mostrare in 12 capitoli tematici come affrontare i propri limiti e superarli, passo dopo passo. Facendo affidamento sulla costanza e sul meticoloso lavoro di preparazione, ma anche sulla cordata e sugli sherpa, che negli uffici della città non sono altro che il team dell’azienda e i collaboratori.

L’edizione in libreria da questa settimana è la versione aggiornata di un testo già pubblicato da Messner nel 1994. Si vede che di «rendere le esperienze dell’alpinismo estremo applicabili al management» si avvertiva ancora il bisogno. Così l’autore, nell’ammettere di non essere un superuomo, incita il suo lettore-discepolo a «cercare il possibile nell’impossibile: fare del sogno a occhi aperti una realtà». Lo fa con pagine dai diari delle sue spedizioni più ardite, quando l’uomo solo lotta contro il cedere della propria forza di volontà ancor prima che sia il fisico a gettare la spugna; e che se ce la fa ad andare avanti è solo perché «la motivazione cresce con l’entusiasmo. Se vivo con entusiasmo quello che sto facendo, se corrisponde alla mia natura, allora sono forte».

C’è da chiedersi quanto davvero le «esperienze di uomo proteso verso l’estremo» possano riproporsi sulla moquette di una sala riunioni e, soprattutto, quanto le si possano insegnare. Se «nell’epoca antiautoritaria che segue la fine della politica di potenza mancano uomini carismatici», ci pensa la montagna a forgiare i leader naturali che porteranno la cordata in vetta. Di manuali di self coaching ne sono pieni gli scaffali delle librerie, ma questo ha il pregio di consentire di voltare le pagine sull’autostima e la leadership, e godersi una carovana di cammelli battriani nel deserto del Taklamakan.

Per scoprire che dopo mesi nel deserto, l’autore è «sopraffatto dalla constatazione che le avventure veramente grandi non saranno più possibili. Il mio nuovo compito sarà quello di affrontare il processo dell’invecchiamento». Non c’è male per iniziare una nuova avventura.

  •  Danilo Elia


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