Mi chiamo Matteo Battistella, sono nato a Merano 25 anni fa. Al sistema universitario italiano sono riuscito a rubare una laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali, laurea di cui certo non mi vanto. Alla fastidiosa domanda di parenti: «Tu in cosa ti sei laureato?» tendo a tergiversare, come se fosse una colpa essersi laureati in questa facoltà. Sei anni di corso per imparare che i principi morali non possono essere applicati astrattamente alle relazioni tra Stati mi sembrava un po’ poco e così ho deciso di iscrivermi al master di giornalismo.
Fin dai banchi del liceo ho ininterrottamente avuto grande interesse per ciò che accade nel mondo, e di riflesso quindi per chi queste cose le racconta: i giornali e il mondo dell’informazione. Per tale passione (ed esclusivamente per questa) negli anni liceali ho saltuariamente infranto il settimo comandamento, in società col mio compagno di banco: due giornali al prezzo di uno. Ci sembrava equo e solidale. Per le nostre tasche.
Sono entrato per la prima volta in redazione un anno fa quando, per obblighi universitari, dovevo svolgere un tirocinio. Scartata l’ipotesi di andare a fare fotocopie in un’azienda, ho bussato umilmente alle porte di un quotidiano locale altoatesino. Il Corriere dell’Alto Adige me le ha aperte senza troppi problemi e per tre mesi è stata la mia seconda famiglia. Alzarsi tardi la mattina, aperitivi e cene gratis, gadget, scherzare con i colleghi di redazione e nel tempo rimasto svolgere il proprio lavoro, cercando molte volte di spiegare in modo esauriente ai lettori questioni complesse che nemmeno io comprendevo: una pacchia. Al Corrierino ho imparato però un metodo: fare domande e non dare nulla per scontato. Molto di quello che ho appreso negli anni universitari mi è tornato poi utile per interpretare la realtà socioeconomica della mia terra.
Conclusi i tre mesi di stage ho poi continuato a collaborare fino a giugno di quest’anno. Il punto più alto che ho toccato è stato quando, a mo’ di guidatore di risciò, ho scarrozzato per le mie valli l’inviato del Corsera sul luogo della tragedia ferroviaria di Castelbello: mi ha prosciugato 20 euro di scheda telefonica in cambio di una bella pacca sulle spalle. A fine giornata ero in passivo di 20 euro, ma contento ugualmente.