Domenica 29 novembre Mario Calabresi ha chiuso la tre giorni di Disorientati, seminario di formazione per giornalisti organizzato da Redattore sociale. Un incontro-chiacchierata sui giornalisti di domani, passando attraverso le tappe della sua carriera iniziata alla scuola dell’Ifg di Milano e divertenti e insospettabili aneddoti. Con un occhio ai temi caldi del giornalismo sociale.
Il 5 luglio scorso la prima pagina de La Stampa non aveva nessuna notizia del giorno. C’era solo una grande Africa e un unico titolo: «L’opportunità». L’opportunità per tutto il mondo che il continente nero crescesse e si sviluppasse. «Con quello speciale abbiamo ottenuto il record di copie vendute», racconta con legittimo orgoglio Mario Calabresi, ospite di Redattore Sociale in occasione di Disorientati, il seminario di formazione per giornalisti che si è svolto nella comunità di Capodarco dal 26 al 29 novembre.
La stessa opportunità che il direttore del quotidiano torinese vede nella crisi attuale, a partire da quella dei giornali. «La crisi ci permette di riflettere su quello che non ha funzionato. E di cambiare». Al direttore Calabresi, Redattore Sociale ha affidato l’incontro conclusivo della tre giorni del seminario. Tema: Giornalisti di domani.
«Ci puoi raccontare come sei diventato giornalista?». Basta questa domanda di Stefano Trasatti, direttore dell’agenzia Redattore Sociale, in questa occasione conduttore dell’incontro, per dare via libera a un fiume di ricordi, aneddoti (come la prima telefonata con Bossi), analisi e previsioni. Calabresi riesce a tenere alta l’attenzione del pubblico di giornalisti alternando divertenti microstorie a precise considerazione sull’attualità.
«Qualche giorno fa un mio collega mi chiede: Ma dove andranno a finire tutti questi giornalisti che escono dalle scuole? Ed io: a dirigere i giornali». Sono le prime parole del direttore «meno imbalsamato d’Italia», indovinato epiteto coniato da don Vinicio Albanesi, padrone di casa e presidente della comunità di Capodarco. Un lungo monologo di due ore passando dalla formazione presso la scuola Ifg di Milano a 25 anni, lo stage all’Ansa, l’esperienza americana prima come corrispondente da New York in concomitanza con l’11 settembre, e poi al seguito della campagna elettorale del presidente Obama, l’approdo alla direzione del quotidiano torinese.
Dopo aver ripercorso le tappe della carriera professionale, scorrono una dietro l’altra considerazioni e idee su numerosi temi caldi: i respingimenti, il tetto del 30% di stranieri nelle classi, la complementarietà dell’informazione nelle sue varie forme multimediali, la necessità di diminuire il numero delle scuole di giornalismo.
Ai giornalisti di domani alcuni semplici consigli: «Come ha già detto il mio collega Gianni Riotta, alzatevi presto la mattina. E poi approfondite, specializzatevi e coltivate le vostre passioni, anche quando inizialmente possono sembrare inutili».