Malalai Joya è un'attivista politica afghana. Nel 2003, appena venticinquenne, ha fatto parte della Loya Jirga (Grande Assemblea) che venne convocata per scrivere la nuova costituzione dell’Afghanistan: nel suo primo discorso all’assemblea fece scalpore pronunciando un’invettiva contro i signori della guerra che sedevano in aula.
Alle elezioni del 2005 è stata una delle 68 donne elette in parlamento. Il 21 maggio 2007 ne è stata espulsa, ufficialmente per vilipendio per averlo paragonato ad una stalla. In realtà, come più volte dichiarato dalla stessa protagonista, perché aveva denunciato a più riprese gli affari illegali di molti politici afghani e perché si era opposta alla cosiddetta legge di “riconciliazione nazionale” che garantisce l’amnistia per i signori della guerra e i criminali.
Per la sua attività politica ha subito cinque attentati, ora vive sotto scorta e cambia periodicamente abitazione. Il 25 febbraio è intervenuta a un convegno organizzato all’Università Statale di Milano, nel quale ha presentato il suo libro Finché avrò voce. È stata l’occasione per parlare della situazione afghana: delle condizioni di vita della popolazione, della situazione femminile, dei crimini di guerra, della strategia del presidente degli Usa, Barack Obama, per l’Afghanistan, della necessità di combattere sia i talebani sia l’invasione militare statunitense.