I fiumi di denaro pronti a scorrere con l’apertura dei cantieri per l’Expo, fanno gola alla mafia. Le 'ndrine, ovvero le cosche più radicate in territorio lombardo e che di Milano hanno fatto la loro capitale finanziaria, rappresentano la minaccia maggiore per il margine di legalità in cui alzare le strutture per l’Esposizione universale. «Tradizionalmente – spiega Alberto Nobili, procuratore aggiunto del tribunale di Milano – la mafia trova nell’edilizia il suo settore privilegiato, in cui investe per riciclare il denaro sporco e per lucrare sui finanziamenti. Ovunque ci siano grandi opere edilizie in cantiere, il pericolo infiltrazioni è altissimo».
La minaccia di comparse mafiose nel complesso sistema costituito da appaltatori e sottoappaltatori è, dunque, assai reale. Anche a fronte della presenza ben radicata di famiglie criminali, in primo luogo calabresi, nel territorio lombardo, con forme di controllo sociale spesso assai simili a quelle meridionali. «Attraverso società a capitale mafioso – continua Nobili – le associazioni criminali partecipano agli appalti per aggiudicarsi i finanziamenti. Appalti che riescono ad ottenere attraverso pratiche intimidatorie o corrompendo la pubblica amministrazione».
Per far fronte a quella che potrebbe diventare una grande occasione per la criminalità organizzata sono stati insediati nei giorni scorsi due organismi, istituiti per volere del Ministero degli Interni con lo scopo di vigilare sugli appalti, impedendo infiltrazioni e azioni al di fuori della legalità. In primo luogo, è proprio il Comitato di vigilanza – estensione milanese della struttura nazionale con delega al controllo sulle grandi opere – l’organismo che monitora la regolarità degli appalti. «Il comitato – spiega Nobili – dovrà operare un severissimo controllo su tutte le società che parteciperanno alle gare, distinguendo tra società pulite e società canaglie». Sarà infatti la stesura di una “white list”, con i nomi delle imprese libere da qualsiasi contatto con la criminalità, ad impegnare la prima fase d’attività del Comitato. Lista a cui dovranno poi attingere e attenersi gli enti incaricati di appaltare le opere legate all’esposizione.
Ad affiancare il Comitato è inoltre attivo il Gicex, Gruppo interforze centrale per l'Expo 2015, in cui convergono polizia, carabinieri e guardia di finanza. Il gruppo, sommando le competenze dei differenti apparati, dovrà supportare a livello tecnico i controlli effettuati dal Comitato di vigilanza, facendosi carico di vigilare su appalti, forniture e subappalti delle opere dell'Expo.
Sono quindi schierate le forze che, con il Comitato regionale per la legalità e la trasparenza nelle procedure sugli appalti, veglieranno nei prossimi cinque anni sulle fasi edificatorie dell’Expo, impedendo che l’incuria amministrativa consenta alle mafie di mettere le mani sulla “manna” pubblica a servizio dell’evento internazionale. «Perché – conclude Nobili – non possiamo permettere di agevolare le mafie, offrendo addirittura i mezzi per riciclare denaro, lucrare e per reinvestire in nuove attività criminali».