Il 24 marzo 1999 scattava l’Operation Allied Force della Nato contro la Repubblica Federale di Jugoslavia governata da Slobodan Milošević. Per oltre due mesi, una massiccia campagna di bombardamenti aerei a carattere strategico colpirono le sedi del potere politico, militare e mediatico in Serbia.
La Nato accusava già da tempo il governo federale di perpetrare un feroce pulizia etnica in Kosovo, regione al centro di una rivendicazione territoriale sia da parte serba che albanese. I bombardamenti, che terminarono il 10 giugno del 1999, provocarono oltre 500 morti civili da parte serba. I segni più evidenti dell’attacco si trovano ancora oggi a Belgrado, dove gli ordigni della Nato distrussero i ministeri della difesa, dell'interno e delle finanze, la residenza presidenziale, la sede della Televisione Serba Rts (16 morti), il ripetitore televisivo sul monte Avala, l'ospedale, la sede del partito socialista, l'hotel Jugoslavija e l'ambasciata cinese.
La Torre Avala, uno dei simboli della città, è stata ricostruita con l’aiuto del governo e di una sottoscrizione popolare, cui hanno partecipato un milione di cittadini serbi e cinquecento personaggi di spettacolo. Inaugurata lo scorso 21 aprile, è finora l’unico edificio completamente ristrutturato a undici anni dalla fine dei bombardamenti.