Il Sopa non deve passare. Per bloccarlo, la rete ha scelto di scendere in piazza, a modo suo. Parte così il primo sciopero del web: siti, blog, testate online si oscurano in protesta contro una legge che potrebbe cambiare per sempre il mondo di internet. E quando si tratta di trovare nuovi modi per protestare il “ Made in Italy” non sembra essere in declino.
Prendendo esplicitamente spunto dalla “serrata” di ottobre della versione italiana di Wikipedia per protesta contro il ddl Intercettazioni, Jimmy Wales, creatore dell’enciclopedia online, ha proclamato il blackout per la giornata del 18 gennaio (http://en.wikipedia.org/wiki/Main_Page). Con un annuncio su Twitter, Wales avverte una delle fette più consistenti del proprio pubblico: “Attenti, studenti! Fate i compiti in anticipo” – dice – “perché Wikipedia chiude per protesta”.
https://twitter.com/#!/jimmy_wales
Wikipedia non è la sola a tirare giù la saracinesca: Huffington Post, l’aggregatore di notizie in salsa “social” Reddit, il network di siti comici Cheezburger e persino uno dei blog più letti del mondo, Boing Boing, aderiranno al blackout. Non sono solo le aziende della West Coast e della Silicon Valley a protestare: NY Tech Meetup, un’associazione che riunisce aziende tecnologiche della Grande Mela, ha dato appuntamento a tutti i suoi soci per il 18 gennaio. Obiettivo: protestare contro l’endorsement dei democratici al disegno di legge fuori dagli uffici dei senatori Schumer e Gillibrand
http://www.meetup.com/ny-tech/events/47879702/
SITI WEB
Lungi dall’aggregare solo manifestazioni di pensiero di tanti, noti e meno noti che hanno preso posizione, www.americancensorship.com ha al suo interno un vero e proprio arsenale per protestare attivamente contro il Sopa: video e infografiche da diffondere in rete, lettere precompilate per i propri rappresentanti al Congresso, ma, soprattutto, una petizione per aderire allo sciopero della rete. Chi ha un sito può registrarsi e scaricare i banner neri, il corrispondente digitale del vecchio cartello “chiuso per sciopero”. Non solo: chi vuole fare la propria parte su Facebook e Twitter ha a disposizione il tool “#censorshipeverywhere”, una sorta di “imbavagliatore” automatico che obbligherà i lettori dei vostri post a passare per il sito per conoscerne i contenuti. Eccone un esempio:
██████ è una █████ di ████ con il ████ per █████████ i ██████ █████████
CANZONI
Leah Kauffmann è una cantautrice ben nota al popolo del Web. Nel 2008 la sua I’ve got a crush on Obama spopolò, lanciando tra le stelle del firmamento digitale il fenomeno Obama Girl. Oggi Leah ha deciso di scendere in campo con una nuova canzone: “Firewall”. Sottotitolo: non permettiamo al governo di rovinare Internet.
http://www.youtube.com/watch?v=ZJANVx-BtDQ
Anche il rapper britannico Dan Bull ha voluto dare il suo contributo con una canzone che fa il verso ad un famoso brano di Barry Manilow, Copacabana, con la sua Sopa Cabana: un ipotetico dialogo futuro con i propri nipoti in cui il cantante (classe 1986) racconta com’era Internet quando era ancora libero.
APPLICAZIONI
Il Sopa, insieme al provvedimento gemello Pipa, non è sostenuto solo dall’industria cinematografica e discografica, ma anche da tutta una serie di aziende detentrici di copyright che producono beni di largo consumo, come la Nike. Dalla Rete arriva allora un modo alquanto originale ma efficace per “punire” i sostenitori e promuovere lo sciopero dei consumi: Boycott Sopa è l’applicazione per smartphone e tablet che permette di scannerizzare il codice a barre di qualsiasi prodotto per sapere se l’azienda che lo fa sostiene l’odiato disegno di legge.
https://market.android.com/details?id=com.boycottsopa.android