A cosa pensi prima di entrare in gara? Credi in Dio?
«Credo in Dio e credo in tutte le persone che sento vicine, in primo luogo i miei genitori e mio fratello. Ma se devo essere onesto, la tensione prima di una gara è grande e cerco di concentrarmi solo sulla corsa. Poi, se arrivano le vittorie le dedico senza dubbio a loro».
I tuoi punti fermi, dunque.
«Sì, sono cresciuto in una famiglia splendida e normale sotto tutti i punti di vista. Non mi hanno mai impedito di fare ciò che volevo, anzi mi spronavano in qualsiasi cosa volessi fare. Avevo come modello mio fratello, volevo sempre imitarlo. Mi ricordo di quando mi ha fatto salire sulla sua macchinina per farmi provare una discesa di 350 metri che lui faceva sempre con gli amici. Solo che, dopo 50, 100, 150 metri ancora non si fermava, la macchina aveva preso velocità e io già mi vedevo spiaccicato al muro in fondo alla strada! Invece, quando ormai mancavano 50 metri, mio fratello ha preso una delle mie gambe e l’ha infilata tra le ruote della macchine usandola come freno: da lì ho capito che le protesi potevano anche essere un vantaggio».
Un ricordo della tua infanzia?
«Le mie protesi di quando ero bambino. Non erano moderne come quelle che ci sono oggi; però avevano la faccia di Topolino».
Ripeti sempre che non ti senti un disabile. In che senso? Cosa significa per te disabilità?
«Nella vita ci sono abilità e disabilità, che possono essere fisiche, mentali, barriere psicologiche che ci si crea. Ma dietro ogni condizione di disabilità ci sono le mille abilità che si sfruttano per compensare ciò che manca; ci sono vantaggi e svantaggi, come esistono pro e contro nella vita di tutte le persone normodotate, che in tante cose – in realtà – sono più disabili dei disabili. Per quanto mi riguarda, uno dei lati positivi delle protesi è puramente materiale. Per fare un esempio: sono andato in motocicletta e ho preso dentro un sasso che mi si è scagliato sulla gamba. Ora ho un buco sul polpaccio, eppure non ho sentito nulla, e l’ho tolto come se niente fosse. Il più grande svantaggio? Quando sei fuori a cena con una ragazza carina che ti fa il piedino: caspita, non sento nulla!».