L'informazione in Russia


Anastasia Baburova e Stanislav Markelov sono morti un freddo pomeriggio d’inverno. Sono stati uccisi da un uomo a volto coperto, freddati a colpi di pistola in uno dei quartieri residenziali più chic della capitale russa, conosciuto come il Miglio d’oro. A pochi passi dalla cattedrale del Cristo Salvatore e dal Cremlino. Difendere i civili ceceni vittime di violenza e denunciare gli abusi dell’esercito si è rivelato ancora una volta letale in Russia. Un Paese dove la libertà di stampa si paga con la vita.

L’avvocato Stanislav Markelov era famoso per essere stato il difensore della famiglia di Elsa Kungaeva, una ragazza cecena di 18 anni che, nel 2000, era stata seviziata e uccisa dall’ex colonnello dell’esercito russo Yuri Budanov. Condannato a dieci anni di carcere per il fatto Budanov era tornato in libertà la settimana scorsa. Markelov aveva convocato, proprio il giorno della sua morte, una conferenza stampa per denunciare l’accaduto e protestare contro questa decisione. Anastasia Baburova era una giornalista praticante e si occupava soprattutto di gruppi ultranazionalisti e di estrema destra. Una scelta coraggiosa che le aveva già procurato l’investitura a erede di Anna Politkovskaya, nonostante avesse solo 25 anni.

Come Anna, Anastasia scriveva sulla Novaya Gazeta, uno dei pochi settimanali russi ancora liberi ed indipendenti. Al termine della conferenza stampa Markelov si è diretto verso la sua macchina, in compagnia di Anastasia. All’improvviso, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è comparso un uomo a volto coperto che ha freddato l’avvocato con un colpo di pistola alla nuca. La Baburova è rimasta ferita mentre tentava di inseguire il killer ed è morta in ospedale poche ore dopo.«L’inchiesta, vista la gravità del fatto, è seguita dal procuratore generale in persona, Jurij Chajka».

Lo spiega Claudio Salvalaggio, giornalista dell’Ansa di Mosca. «Le indagini stanno seguendo le piste legate all’attività svolta da Markelov. Era impegnato nella difesa dei civili ceceni che avevano subito violenze, stupri, pestaggi e violazioni dei diritti umani da parte di esponenti dell’esercito russo». Sembrerebbe già scartata la pista che conduce a Yuri Budanov. L’ex colonnello è tornato in libertà da alcuni giorni, troppo poco il tempo per organizzare un omicidio simile, secondo la procura generale. «La pista più fondata è quella degli ultranazionalisti russi – ha spiegato Claudio Salvalaggio – che si sono battuti fin dal primo momento per la liberazione di Budanov e per la sua assoluzione al processo. Markelov aveva dichiarato di recente di aver ricevuto minacce di morte. Minacce di morte nei suoi confronti sono state scritte sui siti internet legati alla causa nazionalista».

Unico testimone dell’accaduto un passante che è stato interrogato dalla polizia per cercare di ricostruire un identikit dell’assassino. Senza l’identificazione di un colpevole e dei mandanti anche questo doppio omicidio rischia di rimanere impunito, oppure di risolversi in un processo farsa, senza che i veri responsabili siedano sul banco degli imputati. «Come il processo per la morte della Politkovskaya – ha detto Salvalaggio – dove sono state accusate figure di secondo piano, anche in questo caso non sarà facile risalire ai veri colpevoli. La stampa russa ed europea, le associazioni che si occupano dei diritti umani hanno già denunciato l’accaduto. L’episodio avrà eco: voci di sdegno e protesta si sono levate da Mosca e dalla Cecenia dove le vittime difese da Markelov sono scese in piazza per protestare. Mentre i vertici governativi, il presidente Medvedev e il premier Putin non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali».

I giornalisti russi che svolgono in modo libero la loro professione corrono un pericolo reale: dall’avvento al potere di Vladimir Putin, nel 1999, più di 40 giornalisti sono morti assassinati o in circostanze misteriose. Altri vengono quotidianamente percossi, reclusi ingiustamente o, in alcuni casi, ricoverati a forza negli ospedali psichiatrici. «I giornalisti russi –dice Claudio Salvalaggio- rischiano la pelle anche per molto meno: non c’è bisogno di attaccare i vertici governativi o delle forze armate. Un caso recente ha destato molta preoccupazione. Il direttore di un piccolo quotidiano delle periferia moscovita, Mikhail Beketov, è stato picchiato e ridotto in fin di vita per aver denunciato sul suo giornale le speculazioni edilizie. Si trova ancora in ospedale in gravi condizioni e con una gamba amputata».

  • di Giuseppe Agliastro


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