«Se mai avremo un futuro, sarà primitivo». John Zerzan, filosofo statunitense propugnatore dell’anarcoprimitivismo o, come preferisce definirlo lui, “anarchia verde”, sogna un mondo preagricolo e nomade, immunizzato dai due agenti patogeni che nei millenni sono stati fonti di guerra, divisione del lavoro, gerarchie, schiavitù e alienazione: l’addomesticazione e la civilizzazione. Ma Zerzan è sotto le luci della ribalta soprattutto perché considerato da molti l’ideologo del Black Bloc.
Come dovrebbe essere la rivoluzione globale?
Dobbiamo sganciarci dal corso suicida dell’attuale sistema industriale e globalizzato. Le radici di questo sistema sono antichissime, e vanno ricercate nel processo di addomesticamento degli animali e delle piante, così come in quello di civilizzazione. In questi due processi è insita la logica del controllo e del dominio dell’uomo sull’uomo e sulla natura. E va assolutamente spezzata.
Nel suo saggio Chi è Unabomber? sulla vicenda di Theodore Kaczynski, ha affermato di non condividere le pratiche di violenza estrema, soprattutto quando provocano danni collaterali. Qual è la sua idea sulle tecniche di guerriglia urbana messe in atto dal Black Bloc?
Non sono certo che l’azione del Black Bloc possa essere definita “guerriglia urbana”. Non ha mai contemplato tra i suoi obiettivi determinate figure politiche, giusto? Ma ha certamente mirato all’abbattimento della proprietà. E lo approvo apertamente.
Cosa ne pensa dei fatti del 15 ottobre a Roma?
Sostengo appieno l’azione del Black Bloc nella manifestazione di Roma del 15 ottobre. Ma penso anche che non basta focalizzarsi sulla denuncia dell’avidità del potere e rivendicare riforme nelle politiche economiche. In questo modo non si fa abbastanza.
L’anarcoprimitivismo è una filosofia fortemente anti-tecnologica. Il Black Bloc fa però un ampio uso della tecnologia informatica. Non può sembrare una contraddizione?
Sì, penso ci sia una contraddizione. L’uso della tecnologia a certi livelli è inevitabile, visto quante persone sono ormai dipendenti da essa. Ma dobbiamo tornare alla società del “faccia-a-faccia”, dei rapporti umani diretti, e non inabissarci in un mondo sempre più mediato e dipendente dalla tecnologia.
I responsabili delle devastazioni di Roma del 15 ottobre e di Genova nel 2001 sono stati spesso dipinti come infiltrati delle forze dell’ordine. È solo una congettura o c’è del vero?
A mio avviso le accuse di infiltrazione sono false. So che a Genova i riformisti anti-anarchici del Social Forum hanno diffuso questa voce per sminuire l’azione coraggiosa del Black Bloc. È una strategia tipica dei leader del Social Forum, come ho potuto constatare negli anni.
Le tecniche del Black Bloc, solitamente usate dai ribelli contro i regimi dittatoriali, sono accettabili in un sistema democratico come quello italiano? O l’Italia non è una democrazia?
Secondo me non è una “vera democrazia”. Ma in quanto anarchico il sistema democratico non mi interessa. Rifiuto l’idea di governo, e sogno un mondo decentralizzato e senza stati.
Come si sono comportate la politica e la magistratura italiane davanti agli abusi perpetrati dalle forze dell’ordine a Roma e a Genova?
La politica e la magistratura avallano qualsiasi livello di violenza delle forze dell’ordine necessario a difendere il “sistema marcio” di cui sono espressione.
In cosa si differenziano gli attivisti di Occupy Wall Street americani e gli indignados europei?
Penso che gli indignados, soprattutto quelli italiani, mostrino più iniziativa e spirito di militanza rispetto al fenomeno americano di Occupy Wall Street. Mi auguro che i contestatori americani possano trarre ispirazione e imparare dall’esempio italiano.
L’attuale sistema globale può davvero cambiare? E in che modo?
Il sistema attuale deve finire. La civiltà industriale deve scomparire. Dobbiamo spezzare il processo di omogeneizzazione che la caratterizza e il sistematico assalto alla natura che essa rappresenta. Non voglio uno schema o un piano che governino il mondo, io voglio un mondo che non abbia bisogno di governo. Credo fermamente che il sistema globalizzato degli stati-nazione vada abbattuto e sostituito con un sistema decentralizzato. È questa l’unica reale base di una vera comunità umana, una dimensione che abbiamo ormai totalmente smarrito. E vedo che molti giovani di tanti Paesi sono sempre più orientati verso l'anarchismo.
Il Black Bloc ha quindi un suo ideologo che ha un nome e un cognome: John Zerzan.
Sono i media a dipingermi come tale. Ed è piuttosto assurdo, visto che il fenomeno è emerso prima in Europa, e solo dopo ha preso piede negli Stati Uniti.