In una zona tranquilla, lontana dal traffico milanese, un casermone bianco e grigio segnato dal tempo e dalla pioggia ospita dagli anni Settanta più di cento famiglie. Negli appartamenti di via Ippodromo al numero 8 vivono tutti lavoratori: insegnanti, impiegati delle Poste Italiane, dell’Atm e del Comune. Sul cancello, ricoperto da residui di vernice bianca, una bandiera del Sicet, il sindacato inquilini. Su una delle pareti esterne due grosse scritte in nero: «No alla vendita! No allo sfratto!».
L’edificio è stato realizzato all’inizio degli anni Ottanta su iniziativa di Poste Italiane, per offrire un alloggio a prezzo convenzionato ai dipendenti trasferiti a Milano da altre regioni. Nel corso degli anni le Poste hanno stipulato con gli inquilini contratti di tipo turistico, che hanno cioè la durata di un mese soltanto e possono essere rinnovati alla fine dei trenta giorni. Per trent’anni sono stati ripristinati tacitamente senza alcun intoppo. Ma all’inizio dello scorso anno le cose sono cambiate.
L’ingegner Angelo Lussillo, presidente del Comitato Inquilini, vive da solo nel suo appartamento di 50 metri quadrati, è invalido e non ha un lavoro. In una giornata qualunque del giugno 2009 scopre per puro caso che l’intero stabile è stato messo in vendita. Nessuna delle 250 persone che vivono qui aveva ricevuto una telefonata e non era stato affisso alcun avviso nella bacheca condominiale. Da questo momento tutte le famiglie rischiano di subire lo sfratto da un momento all’altro. I sindacati degli inquilini prendono subito contatti con la società proprietaria per aprire un dialogo e tentare di trovare una soluzione. Francesco Di Gregorio del Sicet racconta: «Ci siamo rivolti anche a tutte le istituzioni cittadine, Prefettura e amministrazione comunale, affinché si attivassero per costituire un tavolo di confronto. Ma non è giunto nessun riscontro».
Sul bando di messa in vendita degli immobili, intanto, si legge che Poste Italiane si impegna a trovare entro un anno una soluzione per i suoi dipendenti. La società fa quindi una promessa nero su bianco. Ma la risposta non arriva. Anzi, nell’ottobre 2009 un’impiegata delle Poste, da pochi giorni in pensione, riceve lo sfratto esecutivo. L’espulsione viene impedita solo grazie all’intervento del Sicet, del Sunia e degli affittuari presenti sul posto. Nel frattempo le Poste cercano di trovare degli accordi con i propri dipendenti: ad alcuni propongono il trasferimento, ad altri un’indennità di 8mila euro. Alcuni accettano, chi rifiuta le offerte racconta: «Le Poste – racconta un inquilino che chiameremo Mario D’Amato - continuano a riempirmi di sanzioni disciplinari, perché dicono che reco un danno all’azienda rimanendo qui». A lui, come all’unica altra impiegata delle Poste rimasta in via Ippodromo, non resta che sperare nella promessa scritta sul bando.
Ma gli altri? Giuseppe Ritacco, membro del Comitato Inquilini, vive qui con la sua compagna e lavora all’Atm con un contratto a tempo indeterminato: «Non ci resta che sperare nelle intenzioni della Ippo2009, la nuova proprietaria degli immobili che ha vinto l’asta». La società potrebbe decidere di vendere i 116 mini-appartamenti (appena 50 metri quadrati l’uno), ma potrebbe anche aver in mente di demolire tutto lo stabile, per realizzare un progetto del tutto differente. Forse qualche risposta arriverà il prossimo 19 gennaio, giorno in cui la Ippo2009 e i sindacati si incontreranno per avere il primo, vero confronto.
Il processo di dismissione dei beni immobili di proprietà delle Poste non sembra destinato a fermarsi qui. L’operazione era iniziata nel 2007, con la vendita di strutture per 42,4 milioni di euro in tutta Italia. Il piano industriale 2006-2008 di Poste Italiane prevedeva la vendita, nell'arco di un biennio, dell'intero patrimonio della società, che consiste in 70 stabili, per un totale di 500mila metri quadrati e un valore di oltre 250 milioni.