La strage di piazza Fontana


Coordinate: Milano, 12 dicembre 1969.
Oggetto: una bomba uccide diciassette persone alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana.
Libro e autori: La Strage di Stato, controinchiesta. Un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare.

Premessa. Ancora oggi, per molti, la strage di piazza Fontana è un delitto senza colpevoli. In realtà – come ha recentemente scritto Luigi Ferrarella sulle pagine del Corriere della Sera – le diverse inchieste, susseguitesi nel corso degli anni, ricostruiscono un quadro preciso: l’attacco fu opera dei neofascisti di Ordine Nuovo, protetti dai servizi segreti, sotto l’occhio della Cia.
Non ci sono condanne per gli esecutori materiali dell’attentato. Nel 2005 però la Cassazione, mentre assolveva gli imputati nell’ultimo processo, ha scritto che con le nuove prove emerse Franco Freda e Giovanni Ventura sarebbero stati condannati. I due ordinovisti, però, accusati e assolti in via definitiva nel 1987 non sono più processabili.
Carlo Digilio, altro membro di Ordine Nuovo, ha ottenuto la prescrizione, confessando il suo ruolo nella strage, mentre uomini dei servizi sono stati condannati per i depistaggi alle indagini.

Il contesto. La strategia della tensione nasce ben prima di piazza Fontana. L’atto fondante è considerato il convegno sulla guerra rivoluzionaria tenuto dall’Istituto Pollio a Roma nel 1965. Partecipano politici, ufficiali delle forze armate e dei servizi, militanti di estrema destra e viene per la prima volta affermata la necessità di un’azione terroristica di Stato che provochi uno spostamento a destra dell’asse politico del Paese.
Questa posizione è rafforzata dal colpo di Stato dei Colonnelli nel ’67 in Grecia. La dittatura fascista che segue si aggiunge a quelle in Spagna e Portogallo: l’Italia resta l’unico paese democratico dell’Europa Sud-Occidentale.
L’esperimento del centro-sinistra, i fermenti del ’68 e l’autunno caldo confermano alla destra l’urgenza di un intervento.
Intanto i gruppi neofascisti si rafforzano, su tutti Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, a cui si unisce dal ’68 il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese.
Gli estremisti di destra avviano una tattica di infiltrazione nei gruppi anarchici, per stimolare provocazioni e scontri, e mantengono contatti costanti con gli uomini della Cia e con gli agenti greci attivi nel paese. È in Italia anche Yves Guérin-Sérac, capo dell’Internazionale Nera che riunisce tutte le forze della destra eversiva europea. Risulterà essere uno dei registi della strategia della tensione.
Il 1969 è un anno molto violento: negli scontri di piazza si contano numerosi feriti e alcuni morti, inoltre ci sono quasi 200 attentati contro luoghi pubblici, sedi del PCI e dei movimenti di sinistra, istituzioni. Le bombe più potenti esplodono il 25 Aprile alla Fiera Campionaria di Milano e l’8 Agosto su alcuni treni. Delle due azioni sono accusati gli anarchici, ma le indagini proveranno che a compierle è stata la falange veneta di Ordine Nuovo.

La strage di piazza Fontana. Il 12 Dicembre 1969 alle 16.30 una bomba esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano, fa 17 vittime e 88 feriti. Altri tre ordigni dello stesso tipo scoppiano a Roma, all’Altare della Patria e in una banca di via Veneto. Un’ultima borsa è rinvenuta, prima di esplodere, sempre a Milano, nella sede della Banca Commerciale in piazza della Scala.
Quella bomba sarebbe stata un indizio importante nelle indagini su piazza Fontana, ma gli artificieri decidono di farla brillare subito.
Già nelle ore seguenti all’attentato, gli inquirenti indicano con sicurezza la matrice anarchica della strage. Nelle 48 ore successive, oltre 150 anarchici sono fermati dalla polizia. Tra questi il ferroviere Pino Pinelli, che per tre giorni è trattenuto in questura ed interrogato senza tregua.
Il 15 Dicembre le forze dell’ordine arrestano l’anarchico romano Pietro Valpreda e lo accusano di essere l’autore della strage. Contro di lui c’è solo la dubbia identificazione fatta dal tassista Rolandi, che dichiara di averlo in Piazza Fontana poco prima dell’esplosione. È poco ma serve a creare il mostro. Pochi mesi prima Valpreda aveva fondato il circolo anarchico 22 Marzo, assieme a Mario Merlino - un infiltrato in rapporti con AN – Andrea Ippoliti, agente in incognito, e Stefano Serpieri, spia dei servizi.
La sera del 15, Pinelli precipita da una finestra della Questura di Milano. Nonostante le palesi incongruenze, viene accreditata la tesi del suicidio: viene detto che il ferroviere, messo di fronte alle proprie responsabilità nell’attentato, non avrebbe retto. Secondo gli inquirenti è una conferma della pista anarchica.

La controinchiesta. Nel Giugno 1970 esce in forma anonima La Strage di Stato, frutto di cinque mesi di ricerche di oltre duecento militanti di sinistra.
È la prima volta che quest’espressione viene usata per definire un’azione terroristica compiuta per conto di apparati interni alle istituzioni. Nel libro, ripresa dal giornalista inglese Leslie Finner, compare un'altra formula inedita, strategia della tensione.
Attraverso dati, documenti e testimonianze, si sostiene l’ipotesi che le bombe del 12 dicembre siano parte di un piano della destra eversiva - sotto l’egida di settori della politica, dei servizi e delle forze armate - per produrre una fascistizzazione dell’Italia e portare ad un colpo di Stato alla greca.
Nel libro si prova l’innocenza degli anarchici e si smonta la versione del suicidio di Pinelli.
Si trovano molti elementi inediti sulla galassia fascista romana e i suoi rapporti con i greci; su Mario Merlino e gli altri infiltrati nei gruppi anarchici; sul Fronte Nazionale di Borghese, ancora poco considerato; sui finanziatori dell’eversione (con due nomi all’epoca sconosciuti, Michele Sindona e Paul Marcinkus).
La Strage di Stato offre al mondo della sinistra, in profonda crisi dopo i fatti del 12 dicembre, una nuova chiave interpretativa degli eventi che i movimenti fanno subito propria, decretando il successo del libro.
Le conferme alle circostanze descritte, che arriveranno nel corso degli anni, rafforzano la fama del libro - la più clamorosa è tentato golpe Borghese del 1970.
Grazie anche alle autorevoli firme in calce alla postfazione (Lelio Basso, Aldo Natoli, Ferruccio Parri, Alessandro Natta), le tesi del libro fanno breccia anche nell’opinione pubblica moderata. Per la prima volta si diffonde l’idea che la versione ufficiale possa non essere l’unica.

Le inchieste ufficiali. Due anni dopo l’uscita del libro la pista nera entra nelle inchieste ufficiali, anche se non porta ad Avanguardia Nazionale, ma ad Ordine Nuovo.
Nel 1971 imbeccato dalla testimonianza del professore Guido Lorenzon, il giudice Giancarlo Stiz indaga su due membri padovani di ON: Giovanni Ventura e Franco Freda. Marco Pozzan, un altro membro del gruppo parla al giudice di una serie di incontri, avvenuti nella primavera del ’69, nei quali sarebbero stati decisi gli attentati.
Nel Marzo del ’72 Stiz contesta a Freda e Ventura l’accusa di strage per i fatti del 12 Dicembre. Gli atti delle indagini vengono inviati a Milano, dove nel frattempo la pista anarchica si sta sgonfiando. Gli inquirenti raccolgono ulteriori prove a carico dei veneti e scoprono anche una serie di documenti riservati dei servizi segreti appartenenti a Ventura. A passarglieli è stato Guido Giannettini, giornalista e agente del Sid, che avrebbe pure partecipato agli incontri preparativi dell’attentato. Emerge così per la prima volta il collegamento tra la strage e apparati dello Stato. Anche Giannettini viene imputato, ma nel frattempo i servizi segreti lo fanno espatriare, così come avviene per Marco Pozzan, che aveva accennato una disponibilità a collaborare con le indagini. Intanto la Cassazione decide di spostare il processo agli anarchici da Milano a Catanzaro e di unificare in un unico procedimento tutti i diversi filoni di indagine. Nel 1977 inizia il dibattimento. Per i successivi dieci anni i diversi gradi di giudizio si dividono tra condanne e assoluzioni.
Il processo unico è di nuovo spostato, stavolta a Bari, e si chiude nel 1987 con l’assoluzione definitiva per Freda, Ventura e Giannettini.
Gli anarchici saranno assolti in tutti i gradi di giudizio, mentre il generale Maletti e il colonello Labruna del Sid saranno condannati per i depistaggi alle indagini.
Negli anni ’90 il giudice di Milano Guido Salvini, mentre indaga su ON, si trova di fronte a nuove testimonianze che indicano tre diversi autori dell’attentato, sempre Ordinuovisti veneti: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni. Nel 2001 la corte li condanna all’ergastolo, ma ancora una volta in appello la sentenza è ribaltata. È in quest’occasione che la Corte d’Appello sostiene la colpevolezza postuma di Freda e Ventura. Una tesi che sarà accolta dalla Cassazione, a chiusura dell’ottavo e ad oggi ultimo processo per la strage.
 

  • Marco Billeci e Fabio Forlano

Intervista - Da 20 anni Attilio Bolzoni segue per Repubblica la vicenda del fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura. A mag | zine racconta come è arrivato agli ultimi sviluppi

Giuditta Avellina

Milano fuoriorario

Quando gli uffici si svuotano, qualcuno inizia un nuovo turno

di: Redazione

 

Milano, Cina 

Da dieci anni il cinese si impara al Parco Trotter

di: Dedionigi, Romeo

Giornalismo: istruzioni per l'uso. 
Guarda tutti i video