Una scuola per l’anima, una scuola per lo spirito. Una scuola che si potrebbe quasi definire “bambinocentrica”, in quanto è il bambino stesso l’asse portante da cui far partire il progetto educativo. Lo studente viene seguito e l’ ”letto” dall’educatore attraverso le manifestazioni più celate del proprio essere; partendo dal presupposto che il sensibile sia visibile e percepibile agli occhi di tutti, al contrario l’animico appare solo se studiato con una certa attenzione e capacità, analizzando l’entità intera dell’uomo che si manifesta nell’uomo.
Basata sui principi della pedagogia Waldorf, la scuola steineriana fu elaborata nel 1919 dal filosofo e scienziato austriaco Rudolf Steiner per i figli degli operai della fabbrica di sigarette Waldorf. Nata con soli 150 allievi in 8 classi, tale scuola è oggi presente con quasi 1000 sedi in 80 Paesi dei cinque continenti. Solo a Milano ce ne sono 2: autogestite, aconfessionali e apolitiche, da metà degli anni ’90 parificate, vanno dall’asilo fino alle medie, ed in casi straordinari, come nella sede milanese di Via Clericetti 45, fino al liceo.
Pilastro dell’insegnamento steineriano si potrebbe definire l’educazione stessa, non intesa come scienza, come una conoscenza meramente teorica, bensì come una vera e propria arte: l’arte dell’essere umano. L’allievo percepito in quanto essere umano libero, possiede nella sua crescita una serie di fasi caratterizzanti, ognuna differente dall’altra; in ogni età c’è un momento chiave, particolare, ed è in quel momento che l’insegnate interviene. Secondo la filosofia steineriana la vita dei nostri piccoli è scandita da fasce di sette anni (0/7-7/14 etc.) in cui gesti, fisionomia e manifestazioni di vita infantile racchiudono nel profondo la parte più spirituale del loro essere. “L’artista dell’educazione” adotta dunque una tecnica prettamente pratica per arrivare a loro, dove la manualità e l’elemento artistico prevalgono sulla tipica formazione concettuale e teorica.
Arte come strumento per l’apprendimento, arte con funzione formativa, come ha cercato di spiegare la preside delle elementari e delle medie di Via Clericetti, Maria Paola Fantini. «Aritmetica, grammatica, storia, geografia, scienze naturali, sono tutte regolarmente affrontate dal programma scolastico, ma con alcune varianti» - commenta la preside - «innanzitutto si cerca di insegnarle in un modo che sia adeguato al livello di sviluppo del bambino, aiutandolo a trovare un rapporto con le singole materie che nasca dalla sua esperienza diretta. L’arte viene “sfruttata” per dare energie funzionali per apprendere materie più intellettuali. Esiste una sorta di organicità: né arte fine a stessa, né solo aritmetica o storia».
Particolarità di questa scuola milanese è il metodo di insegnamento delle materie base. Si parla di lavori ad epoche. Due, tre settimane in cui le prime due ore del mattino vengono utilizzate nell’insegnamento delle stesse materie. Il fine? Evitare lo spezzettamento dell’insegnamento, facendole assorbire dagli studenti attraverso la loro consequenzialità e linearità. Punto di partenza è sempre il pratico, il concreto, per poi risalire al teorico. Ma forse l’aspetto più interessante è l’elemento della creatività presente in tutto il ciclo scolastico, che va dalla prima alla ottava (rispettivamente prima elementare, terza media); una sorte di humus, in grado di far sviluppare i talenti di ognuno nel lungo periodo. Una giornata nella scuola di Via Clericetti trascorsa tra lezioni di musica, cucito, falegnameria, euritmia.
Non c’è distinzione tra maschi e femmine: bambini con aghi in mano e pennarelli, bimbe con scalpelli e pezzi di legno pesantissimi. Nulla è dato al caso, ogni attività nel suo piccolo possiede un suo significato intrinseco, nascosto, che i bambini acquisiscono a livello inconscio. E se nella sesta classe il legno viene lavorato partendo da un pezzo molto grande e pesante non è un caso: sforzo, tenacia e costanza stimolano i bambini a migliorare il rapporto con gli altri, accentuano il sentimento della condivisione. E ancora, l’arte dell’euritmia: una serie di esercizi accompagnati dal suono del pianoforte dove vengono realizzate figure geometriche; l’equilibrio, l’armonia posturale, soprattutto nei più piccoli, servirà per realizzare armonia interiore.
Ogni classe ha 25/30 studenti, un’unica sezione. Sono molte le ore trascorse all’interno dell’edificio scolastico: si entra alle 8.15 si finisce il primo ciclo alle 12.10, pranzo in mensa tutti insieme (dove il cibo è rigorosamente biologico), e poi ancora fino alle 15.30. Qualche ora nell’istituto steineriano e quell’atmosfera pacifica sembra entrare dentro, è avvolgente, calda. Sorrisi, pianti, urli e corse lungo quei corridoi colorati con pitture vivaci; nessun regime militare, come alcuni potrebbero insinuare, niente di niente. Tutto è esattamente come nelle altre scuole, solo l’ambiente è forse più protetto, circondato dal culto del bello, quasi a far dimenticare loro, almeno mentre sono a scuola, tutto il brutto che la vita reale non intende mai risparmiare, nemmeno ai più piccoli.