La scuola sperimentale "Rinnovata Pizzigoni"


C’era una volta una scuola in cui si imparava l’autunno raccogliendo castagne. Uno dei compiti della settimana era portare cibo ad asini e pavoni, e vedere i bachi da seta trasformarsi in farfalle. C’era una volta e c’è ancora, ma non è una favola. La scuola elementare Rinnovata Pizzigoni è a Milano dal 1927, tra il ponte della Ghisolfa e i binari della Bovisa. Vociare di bambini e disegni alle pareti tra lunghi corridoi e ricordi di anni passati. E non c’è niente di strano nei banchi a semicerchio o negli scherzi al bidello. Ma poi cominciano le differenze.

Da ogni aula si può uscire in giardino, che è come un chiostro dove l’intervallo passa tra alberi e fontane. Gelsi, castagni, cipressi e cachi, che i bambini raccolgono a ottobre. Un sentiero tra i pini porta alla «casa del fattore», dove sono custoditi rastrelli e un trattore con cui ogni classe può lavorare su piccoli campi. Si impara quali sono i frutti della terra, ma non solo. I bambini di quinta affittano un campo dagli insegnanti di agraria, e lo pagano vendendo pannocchie a genitori e maestri. Possono tenere quello che resta. Costi, ricavi e guadagni imparati da un campo di mais. E come in ogni fattoria che si rispetti, non mancano gli animali. Due asinelle grigie e una capra fanno capolino da un recinto, circondate da ruote di pavoni e chiocciare di galline. Il chiostro si chiude con i vetri trasparenti della serra e una piscina per l’ora settimanale di nuoto.

E’ bella, la scuola Rinnovata. Come già diceva Giuseppina Pizzigoni, ideatrice negli anni ’20 di un modo diverso di insegnare. E’ bella «per la sua linea architettonica; bella la disposizione in padiglioni che sorgono tra il verde dei prati, dei campi, delle aiuole. Perché io non so vivere e lavorare in un ambiente brutto, ed era quindi naturale che creando una mia scuola, la volessi bella». E’ tutto qui il «metodo Pizzigoni». Edificio come specchio di un modo di essere scuola che porta i bambini a fare esperienza diretta del mondo.

«La Rinnovata vuole sviluppare intelligenze divergenti, per analizzare il mondo e creare interrogativi.» dice Flavia Maddalena, insegnante di musica e Presidente dell’Opera Pizzigoni, ente morale a cui fa capo la scuola. «Si fa lezione immersi nei contenuti, e solo dopo si arriva alle teorie. Si sperimenta e si discute per arrivare ad un sapere condiviso» continua la preside, Maria Rosaria Tortorella. Un esempio? La geometria si impara guardando le aiuole, che sono state costruite in forme diverse. E la matematica diventa indispensabile per sapere quante tra le pannocchie raccolte possono essere vendute. Non mancano lezioni teoriche, «ma cerchiamo il più possibile di mostrare ai bambini il mondo esterno. E in primavera si usano banchi all’aperto, vicini ai campi» prosegue Maddalena.

Per la gioia dei genitori, disposti a portare i bambini alla Rinnovata anche da altre zone della città. «Abito in via Farini, abbastanza lontano - racconta Carmen, mamma di uno dei 650 alunni della Rinnovata – ma ne vale la pena. Il maggiore dei miei figli ora è alle medie, e il metodo Pizzigoni lo ha favorito. Qui c’è il minore, in seconda elementare». Chi non è nel bacino d’utenza può mettersi in lista d’attesa. Sono avvantaggiati figli o fratelli di ex alunni della scuola, mentre per gli altri si va ad estrazione.

E’ il caso di Gladys, peruviana da 13 anni in Italia, che ogni mattina accompagna il figlio da Niguarda alla Rinnovata. «Me ne ha parlato un’amica, e le do ragione. Soprattutto per gli animali e i campi da coltivare, è una scuola che piace ai bambini.» Anche Tiziana si dice soddisfatta «perché qui si impara a ragionare. Certo, se non abitassimo in zona, ci saremmo rivolti ad un’altra scuola».

Ma non mancano note dolenti. «Per un metodo che sarebbe perfetto, ma spesso non viene attuato» sostiene Alessandra, un’altra mamma. La Rinnovata segue infatti i programmi ministeriali, ma è differenziata secondo il metodo Pizzigoni. «Questo ci da diritto a raggiungere gli stessi obiettivi dei programmi del Ministero, con un metodo diverso. E possiamo avere tre insegnanti extraorganici, che vengono dalle scuole superiori per insegnare agraria, nuoto, musica.» spiega Flavia Maddalena. Ma proprio il metodo differenziato renderebbe necessari corsi di aggiornamento specialistici, che invece dal 1993 non hanno più valore legale per il Ministero.

«Prima nelle liste di concorso venivano indicati gli insegnanti specializzati. Adesso non più, così spesso arrivano insegnanti che del nostro metodo sanno poco» ammette Maddalena. Per questo si cerca di fare corsi di formazione alla fine dell’anno scolastico. Ma non avendo valore legale, «sono lasciati all’interesse del singolo insegnante». Problemi sentiti anche per la mancanza di risorse. Perché una scuola come la Rinnovata avrebbe bisogno di fondi speciali per organizzare eventi. «Invece dobbiamo affidarci alla disponibilità dei genitori. Ma questa non è organizzazione» conclude l’insegnante. E’ l’una, grembiulini rossi e verdi corrono verso la mensa. E tra entusiasmi e intoppi la favola continua.

  • di Michela Gelati
     

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