La Germania è l’Eldorado delle 'ndrine calabresi. I clan hanno gioco facile nel Paese dove il rispetto delle regole serve sia a chi intende delinquere, sia alle persone oneste. In Germania la legalità diffusa consente anche di non usare il piombo, che è l'ultima ratio, nel caso incomba il rischio di perdere il controllo del territorio.
Dopo la strage di Duisburg, nell’agosto del 2007, la 'ndrangheta scelse di rimanere in silenzio. Ma non se n'è stata immobile. Il traffico di cocaina rimane il business principale, un affare tanto remunerativo da mettere in collegamento il cartello della droga messicano, ormai alla ribalta sul mercato mondiale, con i clan calabresi sparsi sul territorio tedesco. Gli uni recuperano la merce, gli altri la distribuiscono sull’altra sponda dell’atlantico, in Europa. L’importazione degli stupefacenti avviene senza creare holding, cioé grosse società d’affari che detengono quote di altri soggetti economici. Per contro, le famiglie dei clan agiscono tramite piccole società: sono le basi per la gestione del denaro proveniente dai traffici illeciti.
I soldi guadagnati vengono investiti in operazioni apparentemente senza macchie. «Le attività in cui sono concentrati gli investimenti legali – spiega Gianluca Di Feo, giornalista del settimanale L’Espresso – sono la ristorazione, la ristrutturazione e la compravendita di immobili. Per farlo, la 'ndrangheta si appoggia sulla comunità italiana locale, composta da lavoratori onesti. Sono loro i protettori, involontari in alcuni casi, di chi delinque. Il crimine organizzato si copre anche con la legalità, un valore che, se osservato con scrupolo, si trasforma in un muro protettivo e consente loro di non essere perseguiti per reati specifici, relativi al crimine organizzato».
«Coloro che non compiono particolari tipi di reato - continua Di Feo - come l’evasione fiscale, praticamente hanno l’impunità garantita. In Germania, infatti, non esistono tutta una serie di strumenti di lotta al crimine: sono vietate le intercettazioni ambientali, quelle telefoniche sono concesse solo in rarissimi casi. Il reato di associazione a delinquere, come in molti altri Paesi del mondo, non esiste». Questo fa del Nord Europa una sorta di paradiso per i gruppi criminali che lì hanno messo radici. Paradossalmente, quindi, è lo stesso sistema legislativo tedesco che funziona come una cassaforte a protezione del crimine organizzato. A pena definitiva, invece, la condanna è feroce».
«Le autorità di polizia – dice Di Feo –, dopo Duisburg, hanno alzato il livello di guardia. La prevenzione è molto dinamica sulle attività bancarie e finanziarie». In questo modo si cerca di frenare un fenomeno iniziato dopo la caduta del Muro di Berlino, quando la 'ndrangheta per prima iniziò il commercio delle armi, custodite negli arsenali dismessi dei Paesi al di là della cortina di ferro. I calabresi erano più che mai attivi, allora come oggi, anche nella compravendita di case, vendute a prezzi stracciati a causa dello stato di bancarotta economica in cui versava l’ex Repubblica Democratica tedesca. In Italia, invece, i calabresi hanno messo le mani sul movimento terra. «In Lombardia – spiega Di Feo – si ritiene che controllino gran parte del settore, fondamentale per smaltire i rifiuti che vengono dalla demolizione di grossi edifici».
Luigi Serenelli