“Il Comitato olimpico internazionale ha fatto bene a dare il via libera ai blog per gli atleti, ma deve vigilare con attenzione per garantire che il diritto ad utilizzare una delle forme di comunicazione più importanti nel mondo non sia messo in discussione, censurato o represso dal regime cinese”. Sono le parole di Phelim Kine, ricercatore per l’Asia di Human Rights Watch, l’osservatorio mondiale per la salvaguardia dei diritti umani. Da Hong Kong difende le posizioni dei cyber-dissidenti e dei giornalisti vittime delle ultime epurazioni che la Repubblica popolare cinese sta mettendo in atto, con incarcerazioni preventive e condanne ai campi di lavoro forzato, in vista delle Olimpiadi di Pechino.
Come funziona la macchina della censura?
Il governo cinese sta costruendo un sistema di meccanismi sempre più sofisticati per monitorare i contenuti della comunità web del Paese, inclusa quella che raccoglie i blog. Regolarmente fa chiudere migliaia di blog e siti internet di attivisti impegnati sul fronte dei diritti umani, fino ad arrivare a interi server. Il tutto per filtrare le critiche al Partito comunista cinese. Se il Cio abbassasse la guardia, potrebbero venirne risucchiati anche i blog degli atleti. L’obiettivo del regime di Hu Jintao è quello di presentare al mondo un paese in cui regna un’armonia perfetta.
A cosa punta Human Rights Watch?
Vogliamo far sapere che la Cina ha preteso di ospitare le Olimpiadi per presentarle come un appuntamento ufficiale con cui celebrare la propria apertura al mondo globalizzato. A pagarne il prezzo sono state la libertà di espressione e di protesta contro un regime che in questo periodo è oggetto di pressioni enormi sulle questioni riguardanti i diritti umani. In Cina è in atto una vera e propria pulizia sociale del dissenso. Il nostro timore è che i controlli della censura si estendano all’esterno e che in pericolo ci siano anche la libertà di espressione degli atleti, degli spettatori e soprattutto dei giornalisti che seguiranno i Giochi di Pechino ad agosto.
Nel 2001, quando i Giochi furono assegnati a Pechino, Wang Wei, il vicepresidente del Comitato organizzatore, dichiarò che l’evento avrebbe permesso alla Cina di fare passi da gigante sul fronte dei diritti umani. E per la libertà degli organi di informazione?
Abbiamo già ampiamente documentato il fallimento del governo cinese nel mantenere la promessa fatta al Cio 15 mesi fa di assicurare la libertà di espressione ai media che si occuperanno delle Olimpiadi. Il Cio ha la responsabilità di aver passato sotto silenzio le violazioni a tutti questi impegni. La libertà specifica dei media e i miglioramenti promessi in materia di diritti umani, che la Cina aveva sbandierato per accaparrarsi il diritto di ospitare i Giochi, non sono mai arrivati.
E i diritti degli atleti, saranno preservati?
Il diritto degli atleti di tenere un blog durante le Olimpiadi di Pechino esige sia che il governo cinese mantenga la sua promessa di estendere questa possibilità anche ai suoi atleti sia che il Cio vigili perché i diritti degli stessi non vengano calpestati dalla censura del Partito, anche se i temi dei loro racconti toccassero i nervi scoperti del regime. Se il Cio si dimostrasse negligente e irresponsabile – come è stato finora nel fare pressioni sulla Cina affinché sia garantita la libertà di stampa –, allora la possibilità data agli atleti di attivare blog sulle Olimpiadi sarà appannaggio dei censori della polizia cinese. Il che dimostra che la libertà d’espressione è molto al di qua dall’essere assicurata. Anche per gli atleti occidentali.