La barriera tra India e Pakistan


La frontiera tra Pakistan e India muta rapidamente, come la linea dell’orizzonte che divide il cielo dal mare. Oggetto della disputa fra i due Paesi è il Kashmir, regione ricca di storia e di materie prime.

Sumit Ganguly, professore di Cultura e civilizzazione indiana e Scienze politiche, nonchè direttore dell’India Studies Institute presso l’Indiana University, sintetizza i motivi per cui la regione è tanto “calda”: «per il Pakistan, il Kashmir costituisce l’affare incompleto della separazione dall’India; per l’India, rappresenta l’emblema della sua secolarizzazione, per via della sua maggioranza mussulmana». Nel 1949 intervennero le Nazioni Unite per sedare il primo conflitto indio-pakistano. Il Kashmir venne ceduto per un terzo al Pakistan e per due all’India.

Oggi il confine si è fortemente militarizzato e si chiama Linea di Controllo: circa 2900 km di filo spinato e barricate che stracciano a metà l’area, dividendola in due sfere d’influenza, l’una pakistana, l’altra indiana. Dal 1980 il governo di Nuova Delhi ha adottato la politica delle barriere anche in Punjab e Rajastan.

Il motivo: la lotta al terrorismo internazionale di matrice islamica, che ha nel Pakistan una delle sue roccaforti. Le barriere hanno innalzato la tensione con il governo di Islamabad. Poi, nel novembre 2005, sembrava che si fosse creato uno spiraglio per il dialogo tra le due superpotenze del subcontinente indiano.

Furono aperti nella Linea di Controllo 5 passaggi: Nauseri-Tithwal, Chakhti-Uri, Hajip1ur-Uri, Rawalakot-Poonch e Tattapani-Mendhar. «Tuttavia - prosegue il professor Ganguly - il terrorismo sostanzialmente appoggiato dal Pakistan da allora, specialmente dall’attacco terroristico dello scorso anno a Mumbay (Bombay), ha indotto gli indiani ad interrompere le relazioni diplomatiche col Pakistan, continuando nella costruzione di barriere di sicurezza».

  • Lorenzo Bagnoli

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