L’arte consiste nel fare qualcosa di nessun valore e poi venderla. Frank Zappa parlava così di quella musica “senza valore” (nel senso più nobile del termine) che componeva. Oggi, però, sembra non esserci più mercato per la musica. Allora, a chi vendere l’arte?
La risposta arriva da Koinè, un progetto dei pomeriggi musicali del Teatro Dal Verme, che intende creare un vero e proprio mercato per la musica contemporanea. «Il nostro obiettivo – spiega Ivan Fedele, al suo primo anno da direttore artistico – è incuriosire, far conoscere musica nuova. Ovviamente il rischio c’è, ma non possiamo restare nel solito museo della musica classica. Dobbiamo dare un nuovo impulso perché la musica sia valorizzata di più». Insieme al progetto scaligero di MilanoMusica curato da Luciana Pestalozza, Koinè rappresenta un unicum nel panorama milanese.
Sfogliando tra le pagine nazionali e internazionali di quella che Pollini ha definito “la musica dell’arte”, Fedele ha dato vita a una rassegna di sei incontri che prenderà il via il 29 gennaio e si concluderà il 28 maggio.«Siamo il paese con più compositori e esecutori – prosegue il direttore artistico – ma i nostri maestri devono andare all’estero per poter essere apprezzati. Noi, con questa iniziativa, li richiamiamo come “ospiti” proprio a casa loro. È un primo passo per far entrare le loro note nell’olimpo dei classici».
Si darà anche spazio a voci provenienti dall’America e dall’Asia, stando attenti ad alternare e incrociare maestri come Pierre Boulez, Franco Donatoni, Elliot Carter con i più “giovani” Marco Momi, Christophe Bertrand, Dai Fujikura. Concerti brevi, non più di cinquanta minuti per appuntamento, incontri con compositori e direttori d’orchestra: questi gli ingredienti principali scelti per divulgare nella città meneghina una musica, sinonimo di sperimentazione, spesso perché incompresa, non apprezzata a sufficienza.