Ivoriani alle urne anche a Milano


Milano e Roma hanno appena accolto alle urne migliaia di ivoriani residenti in Italia che votavano per scegliere il Presidente della Repubblica del loro Paese. Dopo cinque anni di lotte, scioperi e denunce, si è arrivati finalmente in Costa d’Avorio alle agognate elezioni presidenziali. Il presidente uscente, Laure Gbagbo, ritardava queste elezioni dal 2005, anno in cui era scaduto il suo legittimo mandato affidatogli con le elezioni del 2000.

La sanguinosa guerra che ha attraversato il Paese dal 2002 al 2006 è una vicenda controversa e con molte implicazioni internazionali. Mentre Gbagbo era in visita in Italia, nel dicembre del 2002, un gruppo di guerriglieri armati aizzò focolai in molte città nel Nord del Paese. Ufficialmente indicata in Europa come una rivolta di partigiani del presidente sconfitto da Gbagbo, la guerra civile scatenatasi nel 2002 è vista da molti ivoriani come il paravento dietro cui si celavano gli interessi francesi perl destabilizzare il Paese. E per impedire a Gbagbo di regolamentare i proventi della coltivazione di cacao e caffé e dell’estrazione di materie prime.

I disordini si sono conclusi con un trattato di pace nel 2006, che lasciava ancora però la Costa d’Avorio divisa a metà. Con l’elezione, come primo ministro, nel 2007, di Guillaume Soro, membro delle Fn (Forces Nouvelles, il partito di riferimento dei ribelli del nord), si è andata rafforzando l’unità del Paese. Ancora nel febbraio scorso violenti scontri hanno scosso le principali città della Costa d’Avorio, questa volta per richiedere le dimissioni di Gbagbo, che protraeva il suo mandato, e nuove elezioni presidenziali.

È dunque con grandi aspettative che quasi 6 milioni di ivoriani si sono recati in questi giorni a ritirare i proprio tesserini elettorali e a votare. In Italia gli ivoriani non sono una comunità fra le più numerose (all’incirca 20mila, dati Istat 2008), ma l’affluenza alle urne è stata altissima. A Milano erano tutti lì, in via Gregorovius. Nel capannone, al riparo dalla pioggia scrosciante, con il conforto di una tazza di the, attendevano il proprio turno per votare. Abbiamo visto uomini e donne che venivano dal nord Italia, vestiti a festa, per scegliere il loro candidato, accompagnati dai numerosi volontari della CEI, la Commissione Elettorale Indipendente che sta monitorando il regolare andamento del voto.

Dalle parole di tutti, emergeva il grande orgoglio di poter dimostrare al mondo di essere un Paese coeso e dalle solide convinzioni democratiche. Perché la Costa d’Avorio vuole avere voce nel Continente e non solo, e si batte per una più equa distribuzione dei proventi delle attività commerciali del territorio, nazionali e straniere. La delusione per un’informazione che guarda ai paesi africani solo quando sono in crisi, durante le guerre, le carestie, i disastri naturali, e non se ne occupa in tempi di pace, quando sono in atto cambiamenti positivi, è uno dei crucci maggiori di queste persone. C’è una certezza, però: questa volta non ci saranno nuove guerre, perché quello di cui tutti hanno bisogno è stabilità. Il risultato non arriverà prima di stasera, per evitare previsioni falsate che confondano l’elettorato.

  • Francesca Sironi


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