Imprese e carceri: siglato l’accordo per l’inclusione sociale


Il lavoro rende liberi. E riduce sensibilmente la probabilità di recidiva dei carcerati. Perché quel carcerato che riesce a lavorare in imprese private o nelle carceri stesse riduce sensibilmente il rischio di “ricaduta”, una volta finito di scontare la pena.

Proprio questo fenomeno ha spinto l’amministrazione penitenziaria lombarda e la Confederazione nazionale delle imprese a siglare un accordo di mutua collaborazione. «Questo patto ci permetterà di entrare in contatto con centinaia di imprese e di offrire più chance ai detenuti – assicura Luigi Pagano, provveditore agli istituti di pena della Lombardia –. Firmando nuovi accordi si spera di trovare lavori di più alta qualità e magari la possibilità di coltivare talenti».

In Italia le statistiche dicono che la riduzione di un solo punto percentuale nella recidiva corrisponde ad un risparmio per la collettività di oltre 50 milioni di euro l’anno a livello nazionale. È lo stesso presidente di Confimea (Confederazione italiana dell’impresa), Roberto Nardella, a ricordarlo: «Oltre al miglioramento dell’inclusione sociale dei detenuti non bisogna trascurare il risparmio per la collettività di decine di milioni di euro. La nostra Confederazione auspica che accordi del genere si estendano ad altre regioni d’Italia».

Ispirandosi al carattere rieducativo del carcere sancito dalla nostra Costituzione, l’amministrazione penitenziale lombarda ha istituito nel 2009 un’agenzia regionale per la promozione del lavoro penitenziario: Articolo Ventisette. Obiettivo dell’agenzia è il collocamento dei detenuti in aziende e cooperative sociali affinché queste persone possano essere inserite nel mondo del lavoro già durante il periodo di detenzione. Appena il 7% dei detenuti, infatti, è occupato in attività lavorative interne e l’inserimento dei carcerati nel mondo lavorativo ha prodotto in molti casi risultati mirabili.

Lampante, tra questi, il caso del carcere di Padova che dal 1991 ha avviato un rapporto di collaborazione molto stretto con la cooperativa sociale Giotto. I risultati non si sono fatti attendere. La recidiva per i detenuti che hanno lavorato e sono stati inseriti nel mondo del lavoro è scesa all’1%. Un ottimo risultato, se confrontato al dato di recidiva del 69% registrato nelle carceri dal Sindacato direttori penitenziari (Sidipe): l’effetto positivo della rieducazione incoraggia gli operatori del settore e le istituzioni ad aprire ai detenuti una strada meno ostile nel mondo del lavoro.
 

  • Matteo Battistella


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