Il muro tra Iran e Pakistan


Non bastano le catene montuose di Chagai a delimitare i confini tra l’Iran e il Pakistan. Un muro, voluto dall’Iran, si erge come frontiera. «E’ spesso una novantina di centimetri ed è alto tre metri, in cemento armato. Dovrebbe essere lungo, nel progetto, 700 km (dalla località di Taftan a quella di Mand) con parti in terra e in pietra, con trincee profonde e punti di osservazione della polizia iraniana», descrive Farian Sabahi, professoressa di Storia e cultura dei Paesi islamici a Torino, Ginevra e Londra.

Una barriera che taglia in due il Beluchistan, la regione che comprende il sud ovest del Pakisata e il sud est dell’Iran, e che divide la popolazione, portando fame e disagi. «L’etnica baluci – prosegue la professoressa Sabahi - viene di fatto divisa dal muro. Per esempio i residenti della località di Sorap (nell’area di Mand, nella regione occidental di Mekran, provincia del Balucistan) fanno affidamento sui prodotti alimentari che entrano illegalmente dall’Iran». Non è la prima volta che ciò accade.

Nell’800, la barriera si chiamava Gold Smith line. I suoi effetti erano gli stessi del muro odierno. Ma perché l’amministrazione Ahmadinejād ha eretto il muro? «Gli obiettivi sono quattro: 1) fermare l’immigrazione clandestina (non solo pakistana ma anche afgana che transita dal Pakistan), 2) frenare il flusso di droghe, 3) rallentare il contrabbando, 4) rispondere agli attacchi terroristici (quello nella città iraniana di frontiera di Zahedan aveva causato, il 17 febbraio 2007, la morte di tredici persone di cui undici pasdaran) e frenare l’ingresso in Iran dei radicali islamici provenienti dal Pakistan».

Contrabbando di droghe, immigrazione irregolare, terrorismo: il Pakistan continua a far paura alle potenze vicine. Proprio nel Sistan-Balouchestan, nell’ottobre 2009, il gruppo armato Jundullah (Soldato di Dio) ha rivendicato un attacco terroristico. Il bilancio fu di 29 morti e 28 feriti.

  • Lorenzo Bagnoli

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