Il lato marketing di Occupy


Zuccotti Park è, da settembre, l’epicentro di un movimento quanto mai variegato, un contenitore di mille idee diverse, ma anche di innumerevoli storie di vita, passioni, culture, volti: americani e stranieri, giovani e anziani, neofiti e militanti di vecchia data; e, ovviamente, belle ragazze. C’è chi ha avuto l’idea di immortalarle in foto e video da pubblicare sulla rete: sono Steven Greenstreet e  Brandon Bloch, due professionisti nell’ambito dei media digitali. Spaziando dalla fotografia alla grafica, con un particolare interesse per la produzione di documentari, hanno collaborato per vari progetti. L’ultimo è “Hot chicks of Occupy Wall Street”, un sito su cui gli utenti della rete sono invitati a postare foto e video di belle ragazze del movimento più seguito degli Usa.

Tutto comincia quando Brandon propone al collega, che abita a Washington, di raggiungerlo a New York per fare delle riprese a Zuccotti Park. Steven accetta, motivato anche dalla presenza delle tante bellezze viste in vari filmati; e qui scatta l’idea di immortalarle in un video, che viene pubblicato su internet e ottiene un grande successo. A questo punto, nasce l’intuizione del sito. In poco tempo, “Hot chicks of Occupy Wall Street” raccoglie svariati filmati e foto, proponendo figure di donne di tutti i tipi. Pochi corpi da modella e tanti visi comuni, dalla ragazza ammanettata alla poliziotta. Le visualizzazioni si contano a migliaia, diventa un caso mediatico.

Per gli ideatori del sito, i commenti positivi superano quelli negativi. Molti gli apprezzamenti, alcuni poi pubblicati, da parte delle interessate e delle loro madri. Ma c'è chi la ritiene una trovata sessista. «Mi sono arrivate tonnellate di mail con minacce di violenza e hanno tentato di dare fuoco al mio appartamento» afferma Steven. «Per il movimento sarebbe meglio se queste persone se la prendessero con Goldman Sachs o Bank of America, invece che con me». Brandon rigetta le accuse di sessismo e di affronto alla figura femminile: «Siamo stati molto rispettosi dei nostri soggetti. Attraverso il nostro video, le voci delle donne riprese hanno potuto raggiungere persone di tutto il mondo. La bellezza è sempre stata usata per veicolare messaggi nel corso della storia. Perché non sfruttare anche noi le tecniche con cui le grandi lobby ci vendono i loro prodotti?».

In ballo c'è la credibilità del movimento. Brandon si dice grande sostenitore di Occupy Wall Street e  ne fa anche una questione generazionale, «Come giovane che è cresciuto nella classe media, che è ancora in debito per il prestito studentesco, che tira avanti una busta paga dopo l'altra, penso che questo movimento sia necessario». Steven, che si dichiara politicamente cinico, va oltre: «Per la prima volta, sento che una rivoluzione radicale potrebbe anche rovesciare gli oppressori».

Con video e sito, i due vogliono condividere la propria prospettiva sulle cose e ispirare altre persone che si uniscano al movimento. Parlano di un'iniziativa dignitosa, che si propone di «rafforzare la voce femminile di Occupy Wall Street». I nobili intenti stridono però con le “belle pollastre” del titolo. Steven spiega candidamente: «Hot chicks è un mero espediente di marketing».

  • Stefano De Agostini


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