In Italia ci sono sei Ospedali psichiatrici giudiziari situati ad Aversa, Napoli, Castiglione della Siviere, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto. La Commissione interministeriale Giustizia-Salute, istituita nel 2002 per studiare il riordino della medicina penitenziaria, ha avuto come ulteriore compito quello di proporre possibili modelli innovativi per la cura nei confronti di soggetti pericolosi affetti da patologie psichiatriche e ricoverati negli Opg.
In tutti gli stati della Ue ci sono normative, istituzioni e procedure specifiche per i malati di mente e, anche se ogni nazione adotta differenti procedure giudiziarie e categorizza in maniera diversa i casi clinici, dal 1990 ad oggi in Europa si è registrato un aumento di posti letto negli istituti di detenzione psichiatrica. Lo dicono i dati presentati dai due studiosi Salize e Dressing nel 2005. I detenuti italiani degli Opg sono soggetti psicotici che hanno commesso gravi reati verso altre persone e che hanno una spiccata tendenza alla recidività e la tipologia di detenzione in “Misura di sicurezza definitiva” è la più frequente.
La diagnosi maggiormente presente è il disturbo schizofrenico paranoide, tranne per Aversa dove prevale al 50% il disturbo schizoaffettivo. Nel complesso, dopo lo spettro schizofrenico ci sono i disturbi della personalità (paranoide, antisociale, borderline). I pazienti dell’Opg di Bacellona Pozzo di Gotto, divisi tra detenuti e internati, sono circa 290, praticamente lo stesso numero di personale di ruolo che lavorano negli istituti di detenzione psichiatrica. Il personale può contare su 289 lavoratori, divisi tra area medica, infermieri, educatori, assistenti sociale e volontari. La commissione interministeriale ha però evidenziato la carenza di personale specializzato e l’inadeguatezza di alcune strutture, nate non per la finalità di detenzione, ma solo l’Opg di Castiglione delle Stiviere può contare su un personale esclusivamente medico e altamente specializzato. Per questo un recluso all’Opg di Castiglione costa 300 euro al giorno mentre uno di Barcellona costa allo stato 130 euro.
Queste strutture sono vecchie, non sono né ospedali né carceri e avrebbero bisogno di alcuni accorgimenti come poter prestare un intervento clinico assistenziale rispetto al trattamento restrittivo per chi ha commesso reati minori e, di conseguenza, potenziare l’attività psichiatrica penitenziaria. L’istituzione di Centri diagnostici terapeutici e psichiatrici potrebbe essere, in questo senso, un passo in avanti per garantire per ogni regione una sezione con almeno quindici posti letto a gestione diretta dell’Amministrazione penitenziaria. Ma il fine della detenzione dev’essere sempre quello del graduale reinserimento degli internati nella società. Nel lungo periodo l’obiettivo ministeriale è quello di poter contare su un sistema integrato di psichiatria penitenziaria con tre Opg con funzione di internamento, due centri nazionali di psichiatria penitenziaria e un centro diagnostico terapeutico psichiatrico per ogni provveditorato regionale di amministrazione penitenziaria. Questi obiettivi però sono stati previsti come possibili in 48 mesi.
«Ci vorrebbero maggiori garanzie di sicurezza- spiega Nunziante Rosalia, direttore dell’Opg di Bacellona Pozzo di Gotto – e tutela sanitaria totale per gli internati. Sarebbe poi opportuno anche distinguere tra internati regolari e provvisori, perché le due tipologie di soggetti hanno personalità, psicosi e nevrosi diverse a seconda dei casi, col sistema omogeneizzato non possiamo tener conto di tutti i parametri che ci interessano. Siamo ottimisti però idealmente servirebbero strutture apposite e un maggior numero di personale specializzato come psicologi, educatori e animatori culturali».