I tre sessi di Morgan


«Mi hanno sempre vestita e trattata da donna. Mi piaceva tutto quello che piace alle bambine. Tutto sommato, rispetto ad altri col mio problema ho avuto una vita serena». Morgan Ciabattari quella parola, “ermafrodita”, ha imparato a conoscerla da piccola. Oggi è una bella 30enne. Nonostante porti la terza abbondante, vuole aumentare ancora un po’ il seno. Vuole anche scrivere un libro e andare da Costanzo. Il suo caso è raro, ma non l’unico. Le statistiche sono incerte.

Quando è nata, presentava due sessi, così i genitori le hanno dato un nome sia maschile che femminile. Ed è stata fortunata, Morgan: la piccola comunità in cui vive l’ha sempre accettata. Tutti conoscono la sua storia a San Martino in Freddana, in provincia di Lucca. «Ho avuto vicino i miei genitori e buona parte del paese - racconta -. I ragazzi però non mi invitavano mai alle feste, e mi prendevano in giro. Mi disprezzavano in pubblico, al bar, davanti agli altri. Invece la sera, quando ci incontravamo da soli, mi trattavano bene. A parte questo, non ho vissuto brutti episodi».

Quello dell’ermafroditismo è un mondo a parte. Un bambino su 4 mila presenta alla nascita genitali esterni che non indicano chiaramente il sesso di appartenenza. Ma l'ermafrodita non è un omosessuale né un transessuale. E’ un individuo con caratteri sia maschili che femminili: testicoli e vagina, mammelle e pene. «Il caso più comune è quello del clinefelter - spiega Alessandro Massei, primario del reparto di Chirurgia plastica del Santa Chiara di Pisa e presidente della Società italiana chirurgia ricostruttiva ed estetica -, cioé l'errore nella decisione estemporanea del sesso del neonato per la co-presenza di entrambi i generi». Questo è il sesso anagrafico, stabilito dalla magistratura ordinaria. «Appena il bimbo nasce c’è un consulto fra gli ostetrici - prosegue il chirurgo -. Se si sbaglia ci vuole una sentenza per correggere l’anagrafe e iniziare l’intervento. Nella mappa cromosomica spesso c’è un “effetto mosaico”: l'analisi del sangue dà un sesso, mentre sulla cute, e addirittura in punti diversi della cute, le rilevazioni danno risultati opposti».

Morgan ha un ricordo particolare dei due fratelli maschi e della nonna: «E’ stata una delle prime a capire che ero una bambina - racconta -. Mi regalava bambole se andavo bene a scuola. Invece dai parenti di mio padre non sono mai stata vista bene: erano distaccati, non mi venivano a trovare». L'aspetto fisico è importante per i chirurghi. In sala operatoria è più facile il passaggio da un sesso all’altro se la fisionomia, maschile o femminile, è ben definita. Ma il sesso psicologico, quello che uno si sente di avere, è un’altra storia, in cui il condizionamento dell'ambiente culturale conta. L'importante è determinarlo definitivamente nei primi mesi di vita, prima che l’individuo ne prenda coscienza. A volte però questa decisione viene rimandata e si aspetta fino al quarto anno di età, quando ormai il bambino si è costruito una sua identità.

«A quel punto è necessario un consulto incrociato tra chirurgo, endocrinologo e psichiatra - aggiunge il professor Massei -. Ricordo il caso di una famiglia calabrese in cui la perizia psichiatrica fallì: sentenziò che avevamo di fronte un maschio, ma il bambino si sentiva femmina. La madre era disperata, ripeteva: tutto il paese sa che è maschio e ora mi dite che è femmina, cosa racconterò alla gente? Finì che la famiglia si trasferì di città per non subire un'onta».

Morgan invece ha trovato un suo equilibrio. «E’ molto più disinvolta rispetto a quando la operai, nel ’97 - sottolinea il chirurgo -. Quasi non la riconoscevo. Ma si tratta di un caso atipico, molto superiore alla norma. Gli ermafroditi sono pochi e quasi nessuno se la sente di rilasciare interviste, nemmeno con l’anonimato. Preferiscono curarsi fuori dall’Italia: Svizzera, Francia e Stati Uniti». «Non mi va di nascondermi - dice Morgan -. Si sentono un sacco di falsità in giro. Per me l’operazione è stata una svolta. Sono stata affidata a uno psichiatra dal tribunale, e per anni ho fatto test quotidiani». L’attribuzione del sesso psicologico di Morgan era femminile. Quello ormonale presentava una carenza di testosterone, che ha facilitato l’intervento. Quello anatomico era confuso: due piccoli testicoli, un pene ridotto e la vagina. Il passaggio da maschio a femmina è chirurgicamente più semplice: in questo caso si toglie e non si aggiunge una protesi. L’operazione è stata delicata e costosa. Morgan è diventata maggiorenne conducendo una doppia vita. «Per i genitori è un brutto colpo - confessa -. Alcuni non riescono a farsene una ragione e buttano fuori casa i figli, costretti a travestirsi per strada e a cambiarsi d’abito prima di rientrare».

Data l’esiguità dei casi, le Asl non sono in grado di fornire servizi sociali adeguati. I reparti di neuropsichiatria degli ospedali forniscono una consulenza psicologica, non sociale. Spiega Gabriella Muratorio, direttrice del Dipartimento di neuropsichiatria del Santa Chiara: «Gli ostacoli che incontriamo sono due: la difficoltà di creare un gruppo multiprofessionale ben strutturato tra colleghi, che cresca insieme al caso da seguire; e gli meccanismi di negazione e di rifiuto delle ragazze e delle famiglie. Dopo i primi incontri si volatilizzano. Se si ha paura di avvicinarsi a una consulenza esperta, e si rimanda, il blocco psicofisico può aggravarsi e precipitare. La situazione è recuperabile con una terapia ormonale».

Più i casi sono gravi, più vengono scambiati per donne, più l'intervento è rimandato, più si crea uno squilibrio psicologico. Analisi affrettate inducono a volte a diagnosticare l’ermafroditismo quando si tratta di più comuni anomalie genetiche. Francesco Santoni, 76 anni, da undici in pensione dopo aver a lungo operato al San Rossore di Pisa, pioniere nel campo della ricerca plastica e primo in Italia a effettuare interventi su malformazioni congenite sessuali, ha avuto più di mille casi di ipospadia, spesso scambiata per ermafroditismo. «C'è un caso ogni 950 neonati - dichiara -. Si tratta di una malformazione dei genitali maschili: non si urina dalla cima del glande perché l'uretra si apre in un punto qualunque del pene. Se si forma all'altezza dello scroto possono essere scambiati per bambine».

Se l’ipospadia riguarda i maschi, il falso ermafroditismo al femminile si chiama sindrome di Turner. «E’ un’anomalia cromosomica molto rara - chiarisce Muratorio, che ha lavorato a stretto contatto con l’equipe di Santoni -: i caratteri femminili sono solo nell’aspetto esteriore, ma la patologia è interna. Dell’assenza di gonadi, ormone sessuale femminile, ci si accorge nella pubertà, quando lo sviluppo e il ciclo mestruale non arrivano. Il trauma ormai è inevitabile e si supera solo attraverso incontri di gruppo tra genitori, insegnanti e persone vicine alla ragazza. Molte non possono avere il libretto di lavoro perché vanno al collocamento vestiti da uomo, e all’ufficio risultano donne».

«Mai stata al bivio, mi sono sempre sentita femmina», dice Morgan. Nella sua voce c’è solo una lieve traccia di mascolinità. Dall’intervento non ha più avuto bisogno di prendere ormoni o seguire cure particolari. I rischi del bombardamento farmacologico sono alti. «Prima, durante e dopo l'operazione il paziente deve assumere dosi costanti di ormoni - spiega Massei - e continuare a farlo per tutta la vita. Specie nel passaggio donna-uomo, il rifornimento di testosterone dev’essere continuo». Da sette anni Morgan convive con un uomo, titolare di una piccola impresa edile. Lei fa la casalinga, e lo chiama “marito”. «Abbiamo un rapporto normalissimo e vorremmo adottare un bambino». Racconta Massei: «Vent’anni fa una paziente che faceva l'urologa, era convinta di essere uomo. Anche la perizia psichiatrica concordava. La ricostruzione più difficile fu proprio quella della personalità: al quarto ricovero, ormai studentessa liceale, la sorpresi sul letto che ricamava a mano. Preso dallo sconforto le chiesi spiegazioni. Rispose: mi hanno chiesto un favore, ormai mi hanno insegnato a farlo. Iniziai seriamente a ripensare se continuare o meno la terapia».

Negli ultimi tempi Morgan si è messa a scrivere: «E’ un’autobiografica sviluppata sotto forma di favola per i bambini – dice -. Ho già scritto 40 pagine, manca solo il finale». Poi vorrebbe andare al Maurizio Costanzo Show, per confrontarsi con il pubblico: «Voglio sentire cosa pensa la gente di noi ermafroditi, e smentire tutte quelle persone che pensano che siamo malati e che ci vedono come bestie rare».

  • Giuseppe Gaetano

     


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