Gratosoglio, la Milano da non dimenticare


Tempo libero ne ha poco. Cinque nipotini da accudire richiedono energie. Ma non rinuncia a dedicarsi al suo quartiere, costruendo reti di solidarietà, iniziative, aggregazione. Maria Grazia Susanni, 66 anni, da 41 è l’anima di Gratosoglio, sobborgo all’estremo sud di Milano. Nove mila abitanti e case esclusivamente popolari, Gratosoglio è zona di frontiera, l’emblema della periferia trascurata. Basta fare due passi per il quartiere, due vie disegnate a forma di fagiolo e circondate da palazzoni, per respirare la vita della zona: negozi abbandonati, vetrine infrante, facce annoiate. La biblioteca una volta c’era, poi ha chiuso i battenti. Stesso destino per il cinema.

«Abbiamo solo un piccolo negozio di alimentari, il supermercato più vicino è a 3 chilometri – racconta la signora Susanni –. Per non parlare della merceria. Eppure io a Gratosoglio vivo bene». Maria Grazia ha i capelli bianchi, occhiali grandi a fasciare il volto, uno sguardo sereno e un tono brillante. Ha voglia di raccontare. E di combattere. «Perché la volontà di cambiare è forte, ma sembra che tutti ci remino contro: l’Aler, l’ente che gestisce le case popolari, non consente alle associazioni di volontariato di utilizzare gli spazi vuoti, quelli degli ex negozi abbandonati – spiega –. Noi ci mobilitiamo, abbiamo organizzato una raccolta di firme persino contro la chiusura della biblioteca, ma nessuno ci ascolta».

Maria Grazia, però, non si perde d’animo: con l’aiuto di suor Luigina ha reso la piccola parrocchia del quartiere il centro del cambiamento, una fucina di idee, di attività per bambini, anziani, famiglie in difficoltà. «Accogliamo gente di ogni parte del mondo: Gratosoglio è diventato sempre più multietnico, ed è importante che impariamo a convivere, che ci siano spazi di integrazione», dice. E la parrocchia non si limita ad offrire spazi, ma lavora per tessere reti: ne è un esempio la collaborazione con la cooperativa di ragazzi disabili I Percorsi. Gli anziani che sono costretti in casa preparano le liste della spesa, i ragazzi della cooperativa vanno al supermercato al loro posto e portano loro le buste: un servizio a domicilio, utile per gli anziani e gratificante per i giovani.

«Costruire reti vuol dire anche saper ascoltare – spiega Maria Grazia –, è per questo che abbiamo adibito una stanza della casa parrocchiale a centro d’ascolto: accogliamo le richieste e riceviamo le telefonate delle persone del quartiere che hanno bisogno d’aiuto, o anche solo voglia di chiacchierare». Tutte le case di Gratosoglio sono popolari: «Sono assegnate d’ufficio alle famiglie più povere e per questo problematiche», racconta. «Facciamo il possibile per aiutare queste famiglie che affollano il nostro centro d’ascolto: valutiamo quelle più bisognose, alle quali offriamo un “pacco viveri”, con il cibo raccolto al banco alimentare, e vestiti. Mettiamo anche in contatto chi cerca e chi propone lavoro in zona».

Maria Grazia è impegnata su mille fronti. Per assistere gli anziani del quartiere, organizzare attività e momenti di svago, ha fondato con altri volontari Il filo d’Arianna, una cooperativa Onlus. «A Gratosoglio abbiamo due case di riposo – aggiunge –, ma entrambe private e costosissime. Perché non renderne una pubblica, che risponda alle esigenze del quartiere?», si chiede con un sorriso amaro, ricordando che il 43% della popolazione di Gratosoglio ha più di 60 anni.

Ma con le nuove famiglie cui le case sono assegnate, soprattutto quelle straniere, il quartiere si sta ripopolando di nuove generazioni, per le quali la vita di periferia è ancora più difficile. «In parrocchia organizziamo per loro doposcuola, attività sportive e corsi di pittura», continua.

«Vivere qui può voler dire rinunciare a combattere e isolarsi, ma anche non arrendersi e fare comunità – conclude Maria Grazia –. Noi ci impegniamo a costruire opportunità di crescita». Gratosoglio è la Milano che molti dimenticano. O vorrebbero dimenticare. Ma c’è chi ci crede e lotta per tenerla in vita.

  • Giulia Destefanis e Rosa Ricchiuti


Intervista - Livio Senigalliesi, fotogiornalista, ha iniziato la sua caccia alla storia nelle strade di Milano. Con la sua reflex ha documentato alcuni degli eventi storici più importanti degli ultimi 20 anni

di: Panzeri

I dati migrano a Nord

I grandi dell'It portano
i server al freddo

di: Schiesari

Anarchia verde

Per John Zerzan il futuro
sarà primitivo

di: Colamartino

Chi siamo - La scuola di giornalismo si presenta attraverso i suoi protagonisti: docenti, tutor, studenti e alcuni dei professionisti che sono passati di qui.