Go2010 è il portale creato appositamente per la Coppa del mondo in Sudafrica del prossimo giugno. Ideatore e direttore responsabile di questo aggregatore di notizie è Massimo Sollazzini: «Ho creato questo sito – racconta – con l’obiettivo di far conoscere agli italiani la nazione che ospiterà i mondiali non solo dal punto di vista calcistico, ma anche culturale e sociale, con racconti e cronache direttamente dal territorio». Per farlo, Go2010 si avvale di una fitta rete di collaboratori che vivono in Sudafrica e aggiornano quotidianamente il portale. Grazie ai siti linkati e alle informazioni offerte, nel giro di pochi mesi Go2010 ha moltiplicato i contatti, dimostrandosi un punto di riferimento per chi vuole saperne di più sul Paese che fra due mesi diventerà il fulcro del calcio mondiale. Sollazzini, grande appassionato di calcio e di Sudafrica, ha risposto alle perplessità che circondano l’organizzazione della manifestazione.
La società sudafricana è pronta a sostenere la prova organizzativa, logistica e mediatica dei mondiali?
Da questo punto di vista, l'impressione è che il Sudafrica non sia pronto al livello che i più ottimisti (Fifa compresa) potevano attendersi, ma è anche ben più avanti di quanto i tanti scettici potevano prevedere. E' utile ricordare che ancora nel 2008 era piuttosto diffusa la corrente di pensiero che chiedeva lo spostamento della competizione in Brasile, quale sede di riserva, in virtù dei gravi ritardi che si sarebbero accumulati. In realtà il 90% degli interventi sugli impianti sportivi era già stato completato alla fine dello scorso anno, e del resto la Confederation Cup dello scorso giugno ha fatto ridimensionare molto i giudizi dei detrattori. Attualmente i principali ritardi sembrano caratterizzare il programma di trasporti e alcune strutture accessorie.
Problema sicurezza: il Sudafrica è protetto o c’è preoccupazione?
Quello della sicurezza è probabilmente il vero banco di prova per il primo Paese africano a ospitare i mondiali. Sin dalla sua “rifondazione”, la Repubblica Sudafricana ha dovuto fare i conti con una diffusa criminalità quotidiana, tutt'altro che regredita con la progressiva emancipazione della
popolazione nera maggioritaria. Personalmente ho visitato il Sudafrica nel 2008: ho visitato le scuole delle township, provviste al loro interno di vigilantes, ed ho notato una larghissima diffusione della polizia privata in quartieri interi delle città. Questo fenomeno negli anni seguenti è
tutt'altro che sparito, e del resto sarebbe stato utopistico attendersi che ciò potesse avvenire solo perché c'erano i mondiali in arrivo. Lo Stato ha investito molto nel reclutamento e nell’addestramento delle forze dell'ordine, programmando anche occasioni di confronto con corpi di altri Paesi.
Il mondiale è solo un'operazione di facciata o un serio tentativo di progresso della società?
Nella società sudafricana non mancano le voci contro, ovvero quelle di chi vede nei mondiali un “carrozzone” che arricchirà pochi e non cambierà la vita, se non in peggio, a molti.
Ci sono abitanti di alcune township, in particolare di quelle sulla costa est del Paese, che lamentano di essere state sfollate per i lavori connessi ai mondiali.
Tuttavia, se escludiamo queste situazioni estreme, il dilemma sull'utilità di certi eventi è lo stesso che si registra in occidente. Non sempre la kermesse iridata ha pagato, nel lungo periodo, in termini economici. E' un dato di fatto tuttavia che mai un evento del genere è stato organizzato nel continente africano: e questo, innegabilmente, fa già storia.
Ci sono imprese italiane coinvolte nel business della coppa del mondo in Sudafrica?
Già nel 2007 l'Italia organizzò, attraverso l'Ice, una missione in Sudafrica durante la quale una cinquantina di aziende verificarono la possibilità di avviare partnership in vista dei mondiali. A tutt'oggi le aziende italiane che risultano aver sviluppato realizzazioni significative legate all'evento sono sostanzialmente due: la Cimolai, che ha realizzato la copertura del Soccer City Stadium di Johannesburg con una commessa da 70 milioni di euro, e la Cmc, che sta lavorando a varie infrastrutture nel nord del Paese.
Il mondiale servirà al Sudafrica? Che ne sarà del dopo?
Il Sudafrica non fa eccezione in merito a incognite sul futuro delle strutture realizzate per l'evento. A Cape Town c'è chi si chiede come sarà possibile assicurare un futuro a uno stadio da 70mila spettatori realizzato per l'occasione, quando c'era chi proponeva di adeguare uno dei due impianti già esistenti a Newlands e a Durban. E lo stesso interrogativo ricorre a Nelspruit, al confine con lo Swaziland, dove lo stadio confina con una township dove gli abitanti sembrano attendere da anni il concretizzarsi della promessa di una casa migliore. Se le strutture realizzate per i mondiali avranno un senso anche dopo al momento non può dirlo nessuno. La posta in gioco è decisamente alta, probabilmente più alta della celebre coppa.