Ferruccio Sansa: quella colata sul nubifragio


«Ho sentito dire “Come al solito non si troveranno i responsabili”. Non è vero. I responsabili morali ci sono, li possiamo vedere tutti: basta controllare chi ha approvato questi piani di cementificazione». Ferruccio Sansa, autore de La Colata – Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia  e il suo futuro (Chiarelettere editore) commenta così il nubifragio di ieri in Liguria e le sue terribili conseguenze, in particolare nella zona delle Cinque Terre (riconosciute patrimonio dell’Unesco).

Quanto la responsabilità degli allagamenti, delle frane e della perdita di alcune vita può essere attribuita all’abuso edilizio?

Sono caduti 450 millimetri d’acqua in poche ore, una pioggia eccezionale: ma questo non può essere un alibi. La colpa principale è della politica suicida portata avanti sia dal centro-destra che dal centro-sinistra negli ultimi trent’anni. Hanno sostenuto uno sviluppo del territorio basato esclusivamente sul cemento. E quelli che hanno sempre approvato queste scelte sono gli stessi che stanno in prima fila, al momento di stringere le mani ai parenti delle vittime. È il festival dell’ipocrisia.

Materialmente qual è stato il peso del processo di cementificazione nel nubifragio?

La cementificazione amplifica molto l’effetto delle calamità naturali. L’acqua corre più velocemente dove c’è il cemento, rispetto a dove ci sono terra e vegetazione. Non si può nascondere la testa sotto la sabbia: il cemento fa aumentare esponenzialmente i rischi. Continuando a costruire si stringono gli alvei dei fiumi, si rende impermeabile il suolo. Non serve poi chiedere lo stato di calamità: bisognerebbe agire d’anticipo.

A proposito di prevenzione: in Liguria ci si aspettava un livello d’acqua così?

Oltre alla cementificazione, di certo la seconda causa dell’esondazione del Magra e del Vara è l’incuria delle istituzioni. La Regione non ha mai investito in quella direzione, semplicemente perché una buona politica ambientale non porta voti: nessuno si accorge del rafforzamento degli argini di un fiume. Nella logica del consenso elettorale è una misura inutile.

Quali sono le altre zone a rischio in Italia? Che tipo di investimenti sarebbero auspicabili?

I soldi stanziati dal governo per la messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico sono una miseria. Su un totale di circa 8 mila comuni nel nostro Paese, almeno alcune migliaia di aree sono state dichiarate a rischio. Ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, se si volesse veramente intervenire. Per sistemare le situazioni più gravi, le vere emergenze, ci sarebbe bisogno di 4 miliardi (il Ministero dell’Ambiente ha recentemente previsto di investire 500 milioni per il dissesto idrogeologico nei prossimi anni, ndr). Ma per un’operazione più consistente sarebbero necessari 40 miliardi. Il governo dice che i soldi non ci sono, poi però viene approvato il ponte sullo Stretto di Messina, che costa molto di più, o l’autostrada Livorno-Civitavecchia da ben 12 miliardi, nonostante sia considerata inutile da molti. È una questione di scelte.

Ma il cemento rende?

Ecco un’altra ragione di questa politica kamikaze. Non è vero che bisogna buttarsi nelle braccia del cemento per dare una spinta all’economia. Anche se agli amministratori pubblici non interessa nulla dell’ambiente in sé, del tutelare la natura o la salute dei cittadini, dobbiamo ricordare loro che investire sull’ambiente conviene economicamente. Recuperare centri storici e patrimoni artistici può assorbire investimenti da milioni, anzi miliardi, e le imprese avrebbero solo da guadagnarci. Ma soprattutto si incentiverebbe il turismo (il peso del fatturato turistico sul Pil italiano è del 15%, ndr). Ambiente e lavoro vanno insieme, di pari passo.

Liguria, Pompei: sono tutte facce di una stessa medaglia?

Il comune denominatore, sicuramente, è uno scarso amore per la nostra terra, che equivale a uno scarso amore per noi stessi. Ma la differenza è che in Liguria, comunque, è caduta una pioggia totalmente fuori dalla norma, mentre i crolli a Pompei dipendono esclusivamente dai tagli ai fondi del Ministero dei Beni Culturali, quindi dall’assoluta insipienza del governo.

Quindi di chi è la colpa? Del governo o degli italiani?

La responsabilità per avvenimenti di questo genere è di tutti. È del governo, che punta tutto sulle grandi opere, che portano voti. È della regione Liguria in questo caso, che continua da anni a costruire. É, infine, di tutti noi: la cementificazione dipende dall’ingordigia delle amministrazioni locali, ma siamo noi a votarle. La colpa è nostra.

  • Eleonora Rossi


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