Una volpe giornalista, sposata con figlio, decide di tornare alla sua vecchia passione: rubare polli. Per derubare i tre più grandi allevatori della zona serve un piano perfetto, ed ecco allora volpi, opossum, tassi, donnole e una talpa dagli occhi a stella pronti a usare mirtilli avvelenati e mosse di kung-fu contro fucili e bulldozer.
Con Fantastic Mr. Fox, Wes Anderson, al suo primo lungometraggio d’animazione, riscrive insieme a Noah Baumbach, il racconto di Roald Dahl. Gallese di origini norvegesi, a lui si sono ispirati molti grandi registi, come Joe Dante per Gremlins di Joe Dante e Tim Burton per La fabbrica di cioccolato.
In un’epoca di rincorsa all’ultima tecnologia nel campo dell’animazione e del digitale, Fantastic Mr. Fox è una scelta coraggiosa, favolistica e reale insieme. Sicuramente la più autentica. La vecchia tecnica dello stop motion (cioè l’utilizzo di pupazzi animati fotogramma per fotogramma (che ha contribuito a rendere famosi Wallace & Gromit o, in versione dark, Nightmare Before Christmas) riesce ancora a emozionare. Fondamentale è il tocco romanticamente retrò in perfetto stile Wes Anderson. Ed ecco che tra costumi e scenografie ritroviamo i colori caldi e seducenti de I Tenenbaum e Un treno per il Darjeeling.
Anche i conflitti e i sentimenti sono quelli dei suoi film, con uno scatto fantastico supplementare che rende questi animali più umani degli umani. Fantastic Mr. Fox ha un ritmo sostenuto, scandito dalla suddivisione in capitoli, con colpi di scena fatti di ragnatele di tunnel, ratti drogati di sidro a guardia dei magazzini, crescendo di stratagemmi e un retrogusto politico che rimanda a una lontana epoca hippie.
Le peripezie di Mr. Fox e dello sgangherato branco di animali selvatici potrebbero benissimo essere quelle vissute dalla folle famiglia Tenenbaum, con tutte le sue manie, isterie e peculiarità. O dal delirante equipaggio della Belafonte, la nave sulla quale Steve Zissou imbarca i compagni alla ricerca di un improbabile mostro marino. Così il giornalista padre di famiglia scopre di avere ancora il gusto del colpo e una personalità da leader, che viene fuori dai suoi discorsi di incitamento, pieno di sogni fatti di romantiche vedute da una casa-faggio e innamoratissimo della sua sposa. Viene fuori un ritratto di famiglia nel quale ognuno spicca per la sua personalità: Mr. Fox incarna lo spirito dell'avventura anarchica, la moglie dipinge paesaggi, assecondando una vocazione artistica che in Anderson è spesso associata al femminile, il piccolo Ash soffre per il confronto con quel padre ingombrante e col cuginetto Kristofferson, campione in ogni cosa, anche in amore.
Da sottolineare, come già in altri film di Anderson, è il progetto sonoro. Un pastiche tarantiniano composto da brani inediti di Alexandre Desplat e citazioni come Une Petite Île di Georges Delerue (tratta da Le due inglesi di François Truffaut), l’intro morriconiana di Great Harrowsford Square e Let Her Dance dei Bobby Fuller Four. Anderson riesce ad inserire, ancora una volta, Beach Boys e Rolling Stones (con Street Fighting Man), presenti in quasi tutte le sue opere. Riferimenti al cinema d’animazione sono rappresentati dal disneyano Love di Nancy Adams, tratto dal Robin Hood del 1973, ovviamente anch’egli una volpe.
A dar vita a questi pupazzi in-animati c’è un folto gruppo di star che hanno accettato di doppiare il film: volti vecchi e nuovi del suo cinema che vanno da Bill Murray all'inseparabile amico Owen Wilson, da Willem Dafoe a Jason Schwartzman passando per Brian Cox, capitanati dall'inedita coppia George Clooney - Meryl Streep. Assolutamente da vedere in lingua originale.