Nella redazione dell'Eco di Bau Bau Au Au Au, il quotidiano più antico e prestigioso dell'isola, arriva la notizia di un rapimento eccellente: qualcuno ha sequestrato il questore. Poche le informazioni sul caso, ma il vecchio redattore Pennuto decide comunque di scrivere il pezzo dilatando e ritoccando le fonti esigue. L’indomani in città, tutti i media rilanciano la notizia dando luogo a numerosi equivoci. L’eco della Frottola, l'ultimo libro scritto dal giornalista d’inchiesta Fabrizio Gatti, è rivolto a bambini e ragazzi per farli riflettere sui meccanismi della comunicazione e del giornalismo. Per Gatti l’ironia è una grande forma di libertà per scrivere anche di argomenti delicati come il processo e la costruzione della notizia. E bisogna che anche i bambini, cittadini di domani, imparino a verificarne la veridicità. Perché il dubbio non porta alla diffidenza ma a una vera capacità critica.
Sull'Eco di Bau Bau, Pennuto scrive una notizia anche se gli elementi a sua disposizione sono scarsi. Succede così anche nella nostra informazione?
Ho scritto questo libro tra il 1997 e il 1999. L’ho poi riletto e aggiornato, ma quella storia è stata superata molte volte dalla realtà. Penso che con l’ironia si possano dire tante cose. L'ironia è una grande forma di libertà. Dal punto di vista dei lettori alcune volte capita che un prodotto possa essere adulterato. È successo che in Italia alcune persone fossero state avvelenate dal vino al metanolo ma quando compravano quel vino non si immaginavano, nemmeno lontanamente, che potesse accadere loro una cosa dle genere . E così, dal punto di vista dei cittadini, molti sono costretti a bersi un’informazione falsata, edulcorata, modificata. Magari non se ne accorgono nemmeno.
Quindi i cittadini potrebbero non essere consapevoli della distorsione di una notizia.
L’informazione si basa su un rapporto di fiducia tra giornalista e cittadino. Ma, da cittadino, devo tenere ben presente che anche il giornalista è fallibile e perfettibile. Se non mi informo sugli interessi che possono muovere le realtà editoriali, e se non ne tengo conto, posso fidarmi ciecamente.
Un lettore quando legge una notizia su una testata di cui si fida è come se andasse a fare la spesa dal medico, A volte, o forse troppo spesso, questa fiducia viene tradita.
Che ruolo hanno i blog nella costruzione delle notizie?
I blog danno un contributo al dibattito pubblico. Credo che il blogger possa ricoprire molto bene il ruolo di editorialista. I bloggers sono in grado di analizzare, commentare e confrontare in maniera disinteressata temi, problemi, fonti. Diversamente da molti editoriali dei quotidiani che non sono affatto super-partes.
Come si può analizzare il rapporto blogger-fatti di cronaca?
È un rapporto di presa diretta ed è un contributo importante perché chi scrive o partecipa a un blog è stato testimone di un fatto. Se accade una rivolta o una protesta di piazza a Teheran e non ho come giornalista la possibilità di essere presente e raccontare, diventa fondamentale utilizzare tutti i metodi che mi permettono di conoscere cosa accade. Più in generale, una maggiore circolazione di informazione è un contributo importante alla democrazia perché favorisce la trasparenza e la consapevolezza civile.
Non sempre però i blog riescono ad avere accesso diretto alle fonti.
I blog funzionano e sono in grado di commentare i fatti perché attingono le notizie dalla cronaca letta sui giornali o sui mezzi di informazione tradizionali: senza questo apporto non avrebbero notizie da commentare. Per un blogger diventa più difficile, rispetto ad un organizzazione editoriale, sostenere finanziariamente il lavoro di verifica. Come diventa difficile andare un mese in mezzo in Africa e attraversare il deserto sui camion per raccontare ciò che accade. Invece, un’organizzazione editoriale può permettersi di sostenere costi che non sono solo finanziari ma di rischio. Se devo attingere notizie sulla guerra a Baghdad posso contare sui blogger residenti in Iraq, ma per un blogger che vive in Italia è più difficile andare in loco, rispetto a quanto può fare un giornale.
Può essere rischioso apprendere le notizie dai blog?
Bisogna sempre ragionare su ciò che i blogger scrivono perchè potrebbero essere interessati a selezionare le informazioni senza criteri oggettivi. Soprattutto, quando non conosciamo un blogger di persona, dobbiamo ricordarci che dietro un nickname ci può essere chiunque, compresa un’entità governativa o di opposizione che vuole falsare la realtà. Non posso certo dire di frequentare assiduamente i blog, dato che passo la mia vita più in giro che su internet. I blog sono un contributo notevole alla libera circolazione dell’informazione soprattutto in un Paese in cui la realtà è monopolizzata: quindi, ben venga tutto questo. Comunque, mi rendo conto che ,senza l’apporto dell’informazione tradizionale, i bloggers non avrebbero accesso alle informazioni. Prendiamo, ad esempio, Beppe Grillo e i suoi commenti alle inchieste de L’Espresso. I blog sono complementari ma non credo che possano sostituirsi alle verifiche sul campo, perchè bisogna trovare giornalisti disponibili a rischiare la pelle per vedere le cose.
Perché spiegare il giornalismo ai bambini?
Perché saranno i cittadini di domani, perché voteranno. Una democrazia non può reggersi in piedi se l’informazione è adulterata. Anche i bambini e i ragazzi stanno diventando cittadini, spesso troppo trascurati, e si avvicinano all’età in cui diventeranno espressione politica del Paese con la loro diretta partecipazione. Bisogna scrivere libri per bambini perché bisogna far capire loro che anche da cittadino è necessario verificare le fonti. Bisogna sempre porsi la domanda se ciò che assimiliamo è originale o adulterato. Così come controlliamo ciò che mangiamo, dobbiamo controllare ciò che leggiamo. L’informazione perché è un alimento della mente, del cervello e favorisce l’esercizio della democrazia.
Libertà di parola: è una favola o è ancora realtà?
Quello che racconto in Bau Bau è stato superato molte volte dalla realtà. E' interessante scoprire i retroscena di una notizia, gli equivoci che ne possono nascere. Una situazione che le dittature ben conoscono: l’unica persona che poteva parlare in modo completamente libero e senza pagarne le conseguenze era il giullare di corte dell’Europa delle signorie. Il giullare poteva dire tutto sul re senza rischiare la decapitazione. Nella nostra realtà abbiamo visto che chi ha tentato di dire tutto è stato professionalmente decapitato. Inoltre, per la prima volta in Italia stiamo andando alle elezioni senza avere nessuna informazione elettorale, è stata censurata. Ma per fortuna in Italia esistono ancora delle realtà libere, anche se sicuramente la situazione è mutata rispetto all’epoca dei giullari di corte.
Che panorama si troveranno davanti i bambini in Italia e chi può guidarli?
E' compito fondamentale della scuola insegnare agli allievi a essere cittadini sviluppando la curiosità e le capacità critiche. Anche se stanno leggendo l’articolo o il libro di una persona di cui si fidano, bisogna sempre che si chiedano quanto ci sia di vero. Questo, non per insinuare sfiducia in loro, ma perché la vera capacità critica si fonda sul dubbio. Se non siamo capaci di dubitare, saremo disponibili ad assimilare informazione adulterata senza nemmeno rendercene conto. Quando si parla di informazione il cervello può anche non accorgersi di acquisire informazione alterata ma poi è la società a reagire con un’intossicazione. E uno dei suoi sintomi più gravi è la censura.
Continuerai a scrivere libri per bambini?
Non è la prima volta che mi capita di scrivere per loro, l’avevo già fatto con un altro libro sull’informazione Viki che voleva andare a scuola. Credo che sia molto più difficile scrivere per i ragazzi. Perché quando si scrive per gli adulti in qualche modo si fa riferimento a un bagaglio di formazione personale comune e lcuni meccanismi del pensiero sono scontati. Mentre per i bambini bisogna spiegare l’abc offrendo chiarezza massima di lettura.
Qual è il tuo obiettivo, quando scrivi libri di questo genere?
Nel libro precedente il mio obiettivo era guardare con gli occhi di un bambino e osservare ad altezza di bambino. Ma, soprattutto, spiegare la città da quel punto di vista: una persona alta un metro e settanta non vede la stessa realtà di una persona alta un metro e trenta. Questo è un bellissimo esercizio anche per gli adulti affinchè non dimentichino la propria origine. Questo perché, tra ragazzi, non ci sono mediazioni di nessun tipo. Questa esperienza mi è servita anche per raccontare Bilal, un viaggio spalmato su quattro anni di lavoro, tenendo ben presente che gli occhi sono un punto di riferimento fondamentale. Dove si pongono i propri occhi, si pone la percezione della realtà. Per fortuna non possiamo percepire la realtà a livello assoluto nel nostro lavoro di giornalisti, ma possiamo provare a piazzare i nostri occhi nel punto che ci sembra più vicino.
Quale la morale de L'Eco della frottola?
Nei quotidiani e nelle agenzie il concetto della concorrenza e del buco rispetto alle altre testate è tacito. Quindi, in un giornale, una notizia rischia di passare molto spesso anche senza essere verificata. Succede in questo sciagurato mondo di Bau Bau, luogo immaginario, ma che sul mappamondo esiste davvero. Quindi, la morale è: prima di parlare, verificare.