È fatta. Milano ha ufficialmente conquistato l’Expo 2015. Questo significa miliardi di euro di investimenti, 30 milioni di turisti in arrivo, 70mila nuovi posti di lavoro e tantissimi progetti in cantiere. Tra i partner del comitato che ha sostenuto la candidatura meneghina di fronte al Bie figura anche Atm (Azienda trasporti milanesi), la più estesa rete italiana di trasporto pubblico. Nel capoluogo lombardo spostarsi velocemente, sfuggendo per quanto possibile all’incubo del traffico, è importante e lo diventerà ancora di più in occasione della prestigiosa manifestazione internazionale in programma tra sette anni.
«L’Expo rappresenta indubbiamente una grande opportunità, ma molti dei nostri progetti erano già stati finanziati e avevano preso il via prima dell’assegnazione – spiega Marco Pavanello, direttore Marketing e comunicazione di Atm –. A differenza di MM e del consorzio che sovrintende alla realizzazione della linea 5 della metropolitana, noi ci occupiamo della gestione di infrastrutture che altri ci affidano. È quindi naturale che seguiamo più progetti a breve termine rispetto a loro. A settembre dell’anno scorso la nostra azienda ha approvato il piano d’impresa 2008 – 2010 e il fatto di lavorare in prospettiva triennale rappresenta una novità assoluta per noi, abituati a gestire programmi a scadenza ravvicinata. La recente pianificazione è la prima nella storia di Atm a riguardare un periodo così lungo. Il cambiamento è stato introdotto dal nuovo presidente e amministratore delegato, Elio Catania».
Come dire, il 2015 è lontano, ma i cittadini di Milano e dell’hinterland chiedono di viaggiare meglio già da oggi. Per questo sono stati recentemente stanziati 900 milioni di euro per il potenziamento del trasporto pubblico nel capoluogo. Un terzo di questi fondi deriva dall’autofinanziamento, perché l’Azienda trasporti milanesi non se la sente di aumentare il prezzo dei biglietti in un periodo in cui il potere d’acquisto degli italiani è in caduta libera e molte famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese. D’altro canto, Stato, Regione Lombardia e Provincia investono relativamente poco su questo fronte.
«Atm è una società per azioni un po’ particolare, perché le tariffe delle corse vengono stabilite dal mondo della politica e noi possiamo controllare i costi, ma non i ricavi – continua Pavanello –. Quindi, se non vogliamo far pagare di più gli utenti e le istituzioni non ci forniscono capitali sufficienti, dobbiamo necessariamente lavorare meglio a livello interno. Tagliando gli sprechi siamo riusciti a liberare molte risorse e ad autofinanziare i nostri progetti per 300 milioni. Il resto viene dai contributi delle autorità competenti». I fondi verranno utilizzati per tre finalità principali: 600 milioni serviranno per l’acquisto di 700 nuovi mezzi, tra treni per le linee metropolitane, autobus EEV (Enhanced Environmental Vehicle, ovvero Veicoli ad elevata sostenibilità ambientale, che anticipano la normativa antinquinamento Euro 6), tram (Sirio da 32 m e Sirietti da 26 m), filobus e minibus ibridi (cioè alimentati con gasolio ed elettricità), 250 milioni andranno a migliorare la qualità del servizio (ad esempio con l’istituzione di più Atm point informativi e la climatizzazione dei mezzi) e i rimanenti 50 saranno spesi per potenziare infrastrutture e tecnologie (la nuova sala operativa dell’azienda sarà pronta a luglio 2008).
Si tratta di investimenti notevoli, ma ritenuti indispensabili per incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici. «Le città italiane non sono pensate per sopportare il grande traffico – sottolinea il direttore Marketing di Atm –. Hanno centri storici e vie strette che richiedono uno shift modale dal trasporto privato a quello pubblico. A Milano la situazione è già piuttosto buona: l’80% degli studenti e il 65% dei residenti hanno rinunciato all’automobile. Però si può fare di più. Escludendo le ore di punta, la metà dei nostri mezzi di superficie viaggia quotidianamente vuota e anche le linee 2 e 3 della metropolitana funzionano al di sotto delle loro capacità. Bisogna fare in modo che cresca la domanda, aprendo nuove corsie preferenziali per gli autobus ed estendendo l’area interessata dall’ecopass. Ne trarremmo beneficio tutti, a cominciare dall’ambiente, che Atm cerca di tutelare facendo percorrere il 65% dei 1500 km della propria rete a mezzi elettrici».
Nei tre mesi immediatamente successivi all’introduzione della pollution charge, l’Azienda trasporti milanesi ha registrato un incremento del numero degli utenti: si parla di 10mila abbonamenti in più, che hanno portato a una considerevole diminuzione del traffico nel centro cittadino. Qualunque risultato è migliorabile, ma questo è un primo passo. E poi all’Expo mancano ancora sette anni. Chissà se per allora Atm sarà riuscita a ripulire almeno un po’ l’aria di Milano.