In Guinea le donne sono manager d’azienda, ma nessuna di loro presiede una camera di commercio. Le donne producono la maggior parte della ricchezza, ma sono gli uomini quelli che prendono le decisioni. Intervenuta al Festival del cinema africano, d’Asia e America latina di Milano, Saran Daraba Kana ha parlato del problema del ruolo della donna nell’emancipazione politica in Guinea.
Saran è stata ministro degli Affari sociali in Guinea, mentre ora ricopre la carica di vicepresidente del Consiglio nazionale delle organizzazioni della società civile guineana. Lavora a stretto contatto con la popolazione e, nel 2003, ha vinto il premio delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo per aver fondato l’associazione Reseau des femmes du fleuve mano pour la paix attiva, oltre che in Guinea, in Sierra Leone e Liberia.
Il suo racconto sulla condizione femminile in Guinea inizia da lontano, da quando, dopo la seconda guerra mondiale, le donne avevano iniziato ad avere un ruolo di primaria importanza nel sostegno alle manifestazioni d’indipendenza dalla Francia. Fondamentale anche la presenza delle donne lavoratrici che, negli anni ’50, avevano partecipato all’organizzazione del movimento sindacale. «Quando la Francia ha abbandonato il paese perché la Guinea aveva votato per l’indipendenza, sono state le donne a sostenere l’economia in tutti i settori produttivi e a dar vita a diverse associazioni fino all’Organizzazione panafricana delle donne».
Oggi numerose donne sono a capo di imprese, ma l’autorità della popolazione femminile guineana non è ancora riconosciuta. «Le donne guineane sono attive politicamente, ma non hanno potere politico. La maggior parte di loro sono analfabete e non hanno accesso all’informazione: per questo motivo il loro potere è limitato».
Per Saran la soluzione sarebbe quella di aiutare le donne a organizzarsi meglio in modo da far circolare le informazioni e contribuire alla formazione di una visione politica chiara. «La solidarietà tra le donne non deve più essere solo uno slogan, ma deve tradursi in un’azione concreta. La globalizzazione può favorire questo processo di sviluppo. Abbiamo tante ricchezze da mettere in gioco come, ad esempio, la produzione tessile nazionale, specchio del nostro valore culturale. Inoltre l’agricoltura è ancora un settore con molte potenzialità. Finora solo il 10% dell’immensità delle terre che abbiamo a disposizione è coltivata».
Molte donne emancipate ed istruite lasciano le città per tornare nelle campagne ed aiutare la popolazione. Come la stessa Saran, dottoressa in farmaceutica, ricercatrice, manager, ex ministro. Ma anche “serva” dei diritti delle donne.